A caccia di libri e autori

La Fiera di Bologna è sempre un evento cult per curiosi e amanti della letteratura per l’ infanzia e ragazzi, soprattutto per chi, come me, lavora in una Biblioteca per Ragazzi e cerca novità o spera di incontrare finalmente il proprio autore e illustratore preferito.

Eccomi, come da rituale, alla ricerca di conferenze in cui sono presenti gli autori e illustratori, per avere un confronto diretto con chi i libri li scrive e li illustra davvero.
Presso l’ Illustrators Café ho preso parte ad un incontro interessante La regola e il gioco, a cui hanno partecipato tre autori-illustratori internazionali Daniela Olejinkova, Isidro Ferrer, con cui feci un corso d’illustrazione anni fa a Bilbao e che stimo molto e Adrien Perlange, moderati da Ilaria Tontardini dell’Associazione Culturale Hamelin, sulla mostra, dall’omonimo titolo, allestita in Sala Borsa e inaugurata il 3 Aprile alle 19.30 .
Si tratta di un progetto espositivo e interattivo a misura di bambino che indaga le diverse forme di lettura dell’albo illustrato, per cui era possibile manipolare e toccare direttamente libri e ambienti creati ad hoc per scoprire il lavoro di artisti precursori: Warja Lavater e Bruno Munari e contemporanei : Marion Bataille, Adrien Parlange, Matthias Picard, Isidro Ferrer, ecc. fino alle app.
L’incontro della mattina è stato un dialogo tra gli autori sull’albo illustrato e le interazioni fra oggetto libro, narrazione e lettura.
Siccome l’albo illustrato è uno spazio in cui ci sono delle regole, l’autore deve tenerne conto e combinare forma, numero di pagine, dimensioni dell’oggetto con cui dialoga, così come il digitale ha posto altre regole.

Come si costruiscono/progettano i libri?
Come si legge tra le righe del disegno?
Adrien, per esempio ha risposto che la grafica forte, i colori definiti, essenziali sottolineano l’importanza di ogni singola pagina su cui ogni lettore si concentra e interpreta la storia.
Qual è il rapporto col digitale?
Isidro dialoga con la realtà del libro, creando contemporanee narrazioni ibride e digitali.
Lui stesso ha creato un libro che interagisce con mezzi digitali attraverso le app.
Ci sono delle regole nell’ uso del digitale nell’ illustrazione?
Secondo Adrien quando entra il digitale in un libro, esso non è più un libro, ma diventa un video-game o cartone animato.
Il libro dovrebbe coltivare le proprie forze. Il libro è come un calciatore che basa la sua abilità sulle gambe per vincere più che nelle braccia, quindi ogni linguaggio ha le proprie potenzialità. Il libro per lui è inteso più in maniera tradizionale e gli piace il procedimento digitale perchè gli permette di controllare stampa, colore ecc., ma le fasi classiche di creazione di un libro sono più interessanti.
Per Isidro le due esperienze si mescolano, possono coesistere, infatti l’esperienza digitale si introduce nella cornice/spazio fisico del libro e viceversa.
Un autore, quando progetta un libro, pensa all’esperienza fisica del lettore, a cosa proverà nel toccarlo e leggerlo?
Per tutti è molto importante, per Adrien è la lettura la prima forma di manipolazione che produce emozioni.
Per Daniela il libro è fatto di tante cose: tipo di carta, formato ecc.., importanti per il tatto
Anche per Isidro leggere è un atto fisico, è il focus principale che mette insieme tutti.
Si sono aperti, dunque, altri fronti possibili e nuove possibilità. Carta e digitale, sono convinti gli organizzatori de ‘La regola e il gioco’, non vanno vissuti tanto in opposizione quanto in combinazione.
Ad un certo punto vedo comparire in abito rosa, elegante ed estroso al contempo, sempre presso l’ Illustrators Café , l’autore americano Oliver Jeffers, da me molto amato.
Il suo ultimo libro, scritto in collaborazione con Sam Winston è La bambina dei libri, vincitore del premio della sezione “Fiction”, A Child of Book uscito per Walker Books e appena pubblicato in italiano da Lapis.
Il libro è un’immersione nella storia della letteratura per l’infanzia e per crearlo hanno attinto dalle loro passioni letterarie, alle storie lette o ascoltate da piccoli e non solo, da tutto, incontrandosi e decidendo di coabitare per 15 giorni in una località fuori dalla città, in America.
Per loro “l’Universo è fatto di storie, non di atomi”
Hanno parlato di cosa vuol dire raccontare storie, del fatto che l’ immaginazione è più potente della conoscenza “immagination is king”, della principale fonte d’ispirazione per Jeffers, ovvero Sendak, per la semplicità dei personaggi.
In quest’ultimo lavoro Jeffers pare abbia disperso un po’ la sua verve comica e agrodolce, che lo rende unico e inimitabile, per dare spazio, forse, alle nostalgie letterarie del lettore adulto.
Finito l’incontro, ho iniziato la caccia ad autori e illustratori come fossero vere rockstar.

Camminando tra gli stand internazionali della fiera mi sono imbattuta in due incontri interessanti con due importanti autori e illustratori: da Praga “la Signora dell’illustrazione”, Kvĕta Pacovská, brillante erede delle avanguardie storiche del Novecento e donna di grande dolcezza, humor e curiosità, tali da renderla unica e sui generis, alla veneranda età di ottantanove anni  e Komagata, autore e illustratore giapponese è un attento cultore e conoscitore della materia che compone il libro. La carta per lui è un importantissimo elemento con cui realizza il libro e la storia. La grazia e la “semplicità” dei sui lavori lo rendono un notevole artista. Anche per lui l’insegnamento di Munari e i suoi libri tattili sono stati di fondamentale importanza

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Con entrambi ho dialogato sul libro come oggetto.
Per Kveta i libri illustrati per ragazzi, bimbi e adulti (per lei non c’è differenza, esclusività o limite anagrafico) sono intesi come oggetti d’arte e di design, tridimensionali, bucati, trasparenti, tattili, coloratissimi.
I suoi libri sono stati tradotti dal danese al cinese.
Kveta vede il libro come una scultura e una scultura per lei può essere di 5 cm o 5 metri. Così il libro assume forme varie, accoglie colori e textures diverse.
I colori sono strumenti di dialogo con le forme, le parole e i formati del libro.
Kveta ama tutti i colori, primari e complementari, ognuno dei quali esprime un preciso sentimento e il bianco e il nero sono colori importanti perchè sono la summa di tutti, mentre la forma dell’ oggetto-libro è un tema a lei caro, come per Komagata e Munari
Spstandomi tra i padiglioni traboccanti della fiera sono andata a curiosare tra le pagine di vecchi libri pop up esposti in una bella mostra ad essi dedicata, che ha sottolineato l’importanza e originalità di precursori internazionali del libro pop up attivi nei primi del 900, tra cui il grande Kubasta.
A concludere, un ‘incursione tra i lavori dei giovani illustratori in mostra a sottolineare, ancora una volta, la crescente e notevole produzione di svariati illustratori interazionali e un meritato riposo sulle originali sedute ha stemperato la fatica e alimentato immaginazione e voglia di continuare a leggere.