Cronaca semiseria di una domenica tra bibliotecari (perché anche loro hanno un cuore)

Ci siamo, la fatidica domenica 26 febbraio è arrivata: può andare in scena il secondo round di Quandodicobiblioteca, sfida che EDA Servizi ha lanciato con l’aiuto di Sociolab.

Tema della giornata: “La biblioteca di domani”. I bibliotecari toscani sono stati invitati a Impact Hub Firenze per discutere delle biblioteche del futuro. Sono le dieci: che l’OST di #Quandodicobiblioteca abbia inizio!

Piano piano iniziano ad arrivare tutti gli ospiti. Grazie al grande lavoro di Cda, direzione e coordinatori, la cooperativa EDA Servizi si presenta al gran completo: ecco in campo tutti i responsabili e la maggior parte degli operatori dell’area fiorentina. Compaiono anche Lorenzo, Filippo e Luca: sono i rappresentanti di Mugello e Valdisieve e portano i saluti di Angela, assente ma presente col cuore. Simona è la più eroica: arriva direttamente da Bergamo per dare il proprio contributo alla squadra!

Hanno risposto “presente!” anche lavoratori di altri settori, più i responsabili delle biblioteche di Firenze, Scandicci, Calenzano, Empoli: il fior fiore dei bibliotecari della provincia è arrivato a The Hub ed è pronto ad immaginare concretamente il futuro delle loro amate strutture.

A questo punto, ci si potrebbe aspettare un clima formale, serio, concentrato… tutto il contrario!

I bibliotecari sfatano subito lo stereotipo di individui solitari, silenziosi e riservati (magari anche polverosi, vista la mole di libri con cui hanno a che fare!): ecco infatti la maggior parte dei presenti indaffarata a conoscere nuove persone e impegnata a parlare con colleghi che non vedeva da tempo. All’improvviso, due passeggini e due neo-mamme bibliotecarie varcano la soglia del cancello. Compaiono il piccolo Gabriele e la dolce Michela e così ecco che si scioglie il cuore di coloro che dietro un bancone sembrano statue di marmo.

 

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Scattano le dieci e trenta. Come fanno le maestre con alunni simpatici ma indisciplinati, gli organizzatori dell’evento richiamano all’ordine la banda di allegri bibliotecari.

L’incontro entra nel vivo. Gli operatori mostrano grande professionalità e un’elevata dose di creatività. Il microfono passa velocemente di mano in mano e così piano piano vengono tirati fuori tantissimi temi interessanti da quelle stesse persone che nel cortile sembravano una vivace scolaresca. Consapevoli del fatto che le discussioni vengono meglio se fatte a pancia piena, alle 12.30 le ragazze di Sociolab pongono fine alla prima sessione e sanciscono la fine della prima parte dell’evento, lasciando liberi i partecipanti.

Durante l’intervallo, i bibliotecari si fanno valere… a tavola, dimostrando di essere grandi amanti dei buoni libri ma anche del buon cibo. Il pranzo viene gustato e degustato più volte allegramente da tutta la brigata, che si gode l’ottimo convivium al mite solicino del cortile di The Hub. C’è chi ride e chi scherza, c’è la ragazza che sogna di essere al mare, il ragazzo che vorrebbe essere a sciare; molti si dedicano ai due bebè presenti, altri discutono di eventi culturali, e poi naturalmente ci sono anche gli immancabili maschietti che discutono di pallone e si consolano per la recente sconfitta della loro squadra del cuore. I più volenterosi si cimentano anche in una partita di calcetto, con gran seguito di pubblico. Ad un tratto, una visione: è arrivato il caffè, accompagnato da un vassoio di biscotti. Prodotti esauriti in pochi istanti: i bibliotecari non sanno dire di no neanche a questo piacere della vita.

Alle 15 inizia la seconda parte di La biblioteca di domani, momento in cui l’incontro entra veramente nel vivo. Tutti prendono posto, tutti fanno il loro dovere nei vari gruppi, dove si creano battaglie dialettiche, registrate da malcapitati coordinatori impegnatissimi nel seguire le parole di tutti.

Alle 17 si conclude la giornata. I bibliotecari escono da Hub stremati e con le meningi fumanti ma contenti di aver dato il loro contributo nell’immaginare la biblioteca del domani.

E per aver visto persone vere invece che semplici operatori Fluxus. 😉

Lorenzo Masi

Quando dico biblioteca

Quando si lavora, ogni tanto è bene fermarsi e farsi delle domande. Per noi di EDA Servizi queste domande riguardano le sfide della biblioteca di domani: cosa ci si aspetta da lei? Cosa potrebbe/dovrebbe fare per essere sempre di più un luogo da abitare?

Il nostro punto di osservazione sul mondo delle biblioteche è quello di chi ci lavora dentro: anche se spesso non siamo direttamente coinvolti nella definizione degli obiettivi strategici delle biblioteche con cui collaboriamo, siamo però chiamati a gestire i processi che dovrebbero permettere di raggiungere quegli obiettivi e, in qualche modo, a “interpretare” una visione della biblioteca.

In particolare, per quanto riguarda la biblioteca pubblica, dal nostro punto di osservazione ci rendiamo conto che da anni essa ormai non eroga più solo servizi volti a rispondere ai bisogni informativi, di studio o di svago degli utenti, ma offre una vasta gamma di attività connesse a eventi, formazione, promozione e produzione letteraria, proponendosi sia come spazio pubblico reale che come luogo virtuale. Nell’era digitale, la biblioteca pubblica sicuramente rinnova il suo potenziale di apertura e di capacità attrattiva ma, al tempo stesso, necessita di una ridefinizione del proprio ruolo in ambito culturale, educativo e sociale. Maggiori servizi e maggiori funzioni significano maggiore complessità, sia dal punto di vista dell’organizzazione interna del lavoro sia nelle relazioni con gli utenti e la città.

Per questo abbiamo deciso, insieme al nostro consorzio Co&So, di promuovere un percorso per riflettere sul ruolo e sull’identità della biblioteca, estendendo la nostra ricerca all’Area metropolitana fiorentina e in particolare ai territori di Firenze, Scandicci e Calenzano, comuni che appoggiano e patrocinano il progetto.

Ma non vogliamo farlo da soli: la biblioteca è per definizione un bene comune, uno degli ultimi luoghi liberi da fini commerciali, un modello che ha messo al centro la condivisione (dei libri, delle informazioni, dei saperi, degli spazi…) ben prima che la sharing economy arrivasse ad applicarla ai più svariati aspetti della vita quotidiana… Da tempo abbiamo imparato che la partecipazione è il modo per abitare i luoghi, averne cura, renderli vivi per le persone che li incontrano nella loro esperienza quotidiana…

Per questo il percorso che immaginiamo, con l’aiuto di Sociolab, è un percorso di partecipazione: con gli utenti e con i cittadini, con le istituzioni e con le associazioni del territorio e con tutti coloro che vogliono condividere le loro idee per scrivere un racconto in tre capitoli su cosa sarà la biblioteca di domani:

  1. Gli utenti di oggi e di domani
  2. I bibliotecari di oggi e di domani
  3. La biblioteca e la città

Per saperne di più, segui il blog Quando dico biblioteca e la pagina Facebook.

L’innovazione al museo? Si fa con i giovani!

Il 19 gennaio abbiamo partecipato per il Museo Beato Angelico di Vicchio alla presentazione del bando ValoreMuseo. Innovazione e formazione per i Musei e i giovani della Toscana, un progetto di Fondazione CR Firenze, Piccoli Grandi Musei, Regione Toscana, in collaborazione con ICOM Italia e Polo Museale Toscana, con la consulenza di Fitzcarraldo Fondazione.

Nella bellissima cornice del Teatro Niccolini di Firenze, platea e palchi erano gremiti, soprattutto di giovani, e circa 80 Musei avevano richiesto l’accredito all’evento.

Il bando, triennale, riguarda il territorio delle province di Firenze, Arezzo e Grosseto e ovviamente si rivolge a realtà altre rispetto ai grandi attrattori quali gli Uffizi e la Galleria dell’Accademia: il ValoreMuseo che il bando mira a sostenere e sviluppare, è quello dei musei che si trovano disseminati per la Toscana, e che sono caratterizzati da un forte legame con il territorio.

Secondo Lucio Argano, docente di Progettazione Culturale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la parola d’ordine è INNOVAZIONE, intesa non tanto, o almeno non solo, come innovazione tecnologica, quanto come innovazione di strategie e linguaggi: le “armature culturali” delle città devono seguire la fase di cambiamento in atto nelle città stesse.

Sempre più i luoghi della cultura, ancora poco frequentati (l’assessore regionale Barni ha sottolineato che il 70% della popolazione non è mai entrata in una biblioteca!), sono luoghi di scambio sociale e relazionale: per promuoverli è necessario mettere in moto nuove energie e nuove strategie, che non guardino solo all’aspetto gestionale. E la pratica collaborativa delle cooperative o imprese sociali è un esempio da tenere presente!

Roberto Ferrari, Direttore Cultura e Ricerca RT, sottolinea quanto sia importante incidere sugli stili di vita: la cultura deve permeare la nostra quotidianità, un po’ come succede con il progetto Bibliocoop, che porta il prestito di libri nei centri commerciali.

Non esiste un’unica figura professionale che possa rispondere a tutto questo (economia, cultura, socialità, comunicazione ecc…): è quindi necessario da parte dei giovani una capacità di autoformazione e da parte delle strutture la creazione di reti tra i diversi operatori della cultura.

Michele Lanzinger (direttore del MUSE di Trento) e Paolo Giulierini (direttore del Museo Archeologico nazionale di Napoli) hanno illustrato due realtà eccezionali. Eccezionali sotto più punti di vista, ma devo dire che ciò che più mi ha colpito è stato prima di tutto il loro entusiasmo, e poi il loro coraggio.

A Napoli è in progetto l’apertura di un ristorante e nei prossimi giorni verrà lanciato sul mercato prodotti innovativi e geniali legati al museo. Per la prima volta Giulierini ha prodotto un piano strategico triennale per un Museo Nazionale. Esiste una tv del museo ed è stato fatto un accordo con le guide turistiche che prima sostavano all’esterno del museo con un banchino. Il museo ha sostenuto economicamente una cooperativa di ragazzi per l’apertura delle catacombe.

Al MUSE di Trento è stato creato un hub culturale, con una struttura manageriale con la più ampia concentrazione di ricercatori della regione. Addirittura Google si è rivolto al MUSE per avere sostegno su un progetto!

Sono esperienze come queste che il bando ValoreMuseo vuole favorire anche nel contesto toscano facendo incontrare le collezioni che parlano del nostro territorio con giovani menti creative che possano meglio raccontare le loro storie e raggiungere i cittadini per accompagnarli nell’esercizio del loro “diritto alla cultura”.

Come funziona?

Per il 2017 il tema del bando è “marketing e analisi dei pubblici”: conoscere il pubblico di visitatori dei musei e impostare azioni di cambiamento in termini di strategie e offerte culturali e didattiche. Verranno selezionati 12 giovani e ognuno di loro opererà in uno dei 12 musei selezionati per 6 mesi, al fine di produrre un progetto. I due progetti migliori verranno premiati.

Noi stiamo già preparando la partecipazione del Museo di Vicchio… voi siete curiosi di saperne di più? Ecco il bando!