A risvegliare il fanciullino

“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] ma lagrime ancora e tripudi suoi”.

E’ con questo spirito che entro al BCBF2017. Seguendo questa vocina di pascoliana memoria che mi riporta all’essenza di quel che ho scelto di essere, più che di fare.

Questa fiera è una vetrina, è un business per tanti. Ma di fatto è un paese delle meraviglie dove immaginario e sensibilità alimentano la scintilla creatrice che è dentro ognuno di noi e che ci rende attivamente partecipi  di una creazione infinita, dove noi scegliamo come e quanto contribuire.

E questo principio mi pare sposi bene il tema proposto in questa nuova edizione “The natural habitat for children’s content”. Quindi un luogo dove il “fanciullino” che è in noi possa abitare stupito e contento! E devo dire che girandomi in torno vedo tutti molto propensi ad immergersi a pieno in questo mood! Grazie anche all’allestimento che “sostiene” la comunicazione del tema scelto.IMG_20170405_141039252_HDR

Dalle immagini usate per la grafica (animali immaginifici che richiamano alla Chimera fatta da tante parti di animali diversi) alle amache illustrate, dove sedersi è un’impresa visto che sono talmente confortevoli che le persone non solo si siedono ma iniziano davvero ad “abitarci”… via le scarpe, sdraiati, libro, cuffie per la musica … mi sa che chiudere la sera non è facile 😉
E così bevo la bottiglietta di Alice, divento piccina picciò e mappa alla mano rincorro il Bianconiglio … “è tardi, è tardi, è tardi !!!”

 

Subito incontro volti amici, i miei librai di fiducia, a cui chiedo dritte sugli stand da non perdere!

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La prima cosa che mi segnalano è questo libro “La bambina dei libri” di Sam Winston e Oliver Jeffers

“E’ il tuo libro! Lo devi avere!”  … Avevano ragione! Bellissima sincrasia fra immagini e parole dove vince il potere delle storie. Un albo illustrato per tutti coloro che amano la letteratura … Non mi ricordo chi ha detto “La letteratura mi interessa se mi fa incontrare la vita”

Ecco io penso che questo libro esprima proprio questo concetto.

Non per caso è il vincitore della sezione Fiction di questa edizione della Fiera di Bologna.

 

 

Altra segnalazione è una mini-collana edita da Lo Stampatello nata da un progetto sul bullismo per i piccolissimi con il contributo del Comune di Milano

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“PICCOLO UOVO è…, una collana di cartonati per piccolissimi, scritti da Francesca Pardi e illustrati da Altan, tesa a promuovere, a scuola e in famiglia, benessere psicologico e relazionale, l’unica vera ricetta per la prevenzione al bullismo e alla violenza di genere. In libreria i primi quattro di dieci racconti su dieci animali che rappresentano diversi aspetti della personalità.”

Piccoli libri che hanno però già scatenato grandi polemiche perché alcuni assessori si sono opposti a distribuirli negli asili “censurandoli” come materiale che “promuove la cultura gender”. Polemiche purtroppo non nuove nella sezione “letteratura per l’infanzia” che qualcuno vuol vedere come oggetto di un nuovo Fahrenheit 451 e che comunque debba essere popolata solo di bravi bambini e bambine animati, senza problemi, se non quello di togliere il ciuccio o il vasino. 100 anni indietro a passo svelto. Che qualcuno fermi questo delirio dell’ottavo nano “Ottusangolo” 🙂

Altra piccola casa editrice che mi ha colpito è FULMINO, nata da pochi anni come costola di una associazione di promozione alla lettura. E infatti si vede! Perchè tutti i libri che sfoglio si prestano a laboratori e animazioni. Vi segnalo in particolare questi tre :

La palla / scatola / bottone    di Sara e Pietro

autore: Laura Fischetto – illustrazioni: Letizia Galli

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Mi affaccio allo stand della SINNOS in cerca di novità ad “alta leggibilità” visto il numero sempre crescente di piccoli utenti che ne hanno bisogno. La bella novità che scopro è che questo formato sarà presto esteso a tutti i libri editi da Sinnos! Mi sembra davvero una scelta che illuminata! E’ bello non sentirsi “quello speciale” e condividere con i compagni le stesse letture!

Inoltre hanno proprio studiato delle font “leggimi” che si possono richiedere ed usare per i propri elaborati. Questa casa editrice è sempre un passo avanti quando si parla di valorizzare le diversità.

E parlando di case editrici sensibili ma anche audaci non posso non fare un salto alla festa per i 30 anni di CARTHUSIA! Un parterre de roi di illustratori, autori, bibliotecari e librai che lascia così stupefatti da questo paese delle meraviglie che davvero si rende necessaria la vocina …  “Chiudi la bocca, Alice!”. Tra tutti vi segnalo una perla di poesia di cui ho assistito alla presentazione NON INSEGNATE AI BAMBINI  un sogno a 8 mani sull’omonima canzone di GIORGIO GABER
I quattro sognatori sono GIANNI DE CONNO, ALESSANDRO FERRARO, ARIANNA PAPINI, ANTONELLO SILVERINI.

Da avere assolutamente e da sfogliare spesso per riconnetterci con l’essenziale!

Per fortuna che l’orologio del Bianconiglio mi ricorda che sta per iniziare la premiazione dello Strega Ragazzi! Via di corsa!!! Ma la ressa è già fitta e la sala a disposizione veramente troppo piccola per ospitare tutti i curiosi. Rimango un pò in fondo a scambiare due chiacchere con Matteo Biagi e alcuni dei suoi ragazzi del blog Qualcunoconcuicorrere.org, fa quasi strano vedere dei ragazzi qua dentro! Un universo dedicato a loro e che parla di loro senza che loro, i ragPremio_Stregaazzi ne abbiano accesso! Finalmente invece eccoli qui! Invitati speciali per intervistare gli autori! Ne sono molto felice! Spero diventi un mondo sempre più “loro”, dove possano avere una voce forte su i loro gusti, su cosa vorrebbero leggere domani …

Non mi dilungo sul Premio Strega, anche gli altri colleghi ne hanno parlato e sicuramente avrete letto e sentito altri. Vi riporto solo qualche impressione raccolta dopo, IMG_20170405_163542656_HDRdurante l’intervista agli autori vincitori, David Cirici e Luigi Garlando. Tutti e due i libri hanno richiami storici precisi, il cane Muschio ci racconta attraverso i suoi sensi la seconda guerra mondiale, mentre nel romanzo di Garlando la storia attuale, dell’Italia nella crisi economica, si intreccia all’avventura rivoluzionaria del combattente argentino “Il Che”. Evidentemente questo mix avventura e storia piace ai ragazzi e probabilmente anche agli adulti che lo trovano un ottimo “stratagemma” per proporre contenuti di qualità. Cirici ribadisce più volte che quello che voleva dire è nel libro e adesso la parola ce l’ha il lettore! E così legge alcuni messaggi che gli sono arrivati dai giovani lettori che davvero stupiscono per la sensibilità, l’attenzione ai particolari … Abbiamo tanto da imparare altrochè polemiche sui ragazzi che non leggono!

 

E infine qualche cartolina dal paese delle meraviglie, che è sempre difficile da raccontare … come diceva Voltaire “Nel giardino paradisiaco non si pensa, si sta … si è!”

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Bologna Children’s Book Fair 2017 “IMPRESSIONI BOLOGNESI”

A cura di Francesco Gabrieli

Se, come me, vi avventurate per la prima volta alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, armatevi di molta pazienza e non sorprendetevi se tornate a casa un po’ frastornati e dubbiosi di aver carpito gli elementi essenziali dell’editoria per bambini e ragazzi. Dopo tutto, non potete pretendere di tuffarvi nell’oceano e andarvene incolumi se per mesi avete tranquillamente sguazzato nella calma del vostro stagno. Qualche sorsata d’acqua salata vi tocca.

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Appena arrivato, l’impatto del mio tuffo mi appare chiaro: fiumi di persone che vanno e vengono formano capannelli in un flusso continuo, in balia della corrente, delle idee più brillanti e delle proposte più cristalline. Ogni tanto tocco e riprendo fiato, grazie a illustrazioni familiari e pubblicazioni che riconosco, perché sono le stesse che delimitano le calme acque della biblioteca. Ma che senso ha tuffarmi nell’oceano e restare a riva? Benché mi sia già reso conto da un paio di ore di essere un pessimo nuotatore, mi ributto nel flusso verso l’autors café per ascoltare la «Conversazione sull’impatto che la migrazione e gli esponenti hanno sul mercato dei libri per bambini dell’Europa meridionale». Il cambiamento più significativo di questo filone riguarda in particolare lo status di richiedente asilo e le storie che sono diventate più realistiche e più spesso frutto di interviste e confessioni vere, piuttosto che rassicuranti favole inventate ad hoc per spiegare il fenomeno immigrazione ai bambini. Esistono libri per incoraggiare i bambini che hanno affrontato questo viaggio a confrontarsi con i nuovi compagni di scuola.

Vorrei aggiungere che la conversazione mi ha lasciato con una curiosità irrisolta: l’editoria per bambini e ragazzi, che nel caso dei richiedenti asilo è molto fruita anche dagli adulti, sta cercando di rispondere al problema del confronto con l’italiano? Cioè una lingua, che a differenza di inglese e francese, non è una “lingua ponte”?

Riprendo a vagare e mi soffermo nel padiglione 29, che ospita i paesi del mondo. Fra tutte le proposte mi colpisce la serie di libri «Petite Enfance» immaginata da Martine Bourre per la casa editrice Didier Jeunesse, un occhiolino sul gioco e la capacità di imitazione dei bambini in «Gros Lion», «Petite fourmi» e «Petit Ouistiti» e anche «Le masque» di Stephane Servant e Ylia Green. Inizio a collezionare cataloghi e cartoline, sperando di trovare uno spunto o una soluzione al mio dilemma, che purtroppo rimane irrisolto.IMG-20170428-WA0013

 

Sono venuto a Bologna pieno di illusioni e pregiudizi e me ne vado con lo zaino pieno di cataloghi e cartoline. Mi metto a sfogliarli e una fra tutte mi colpisce per la sua consistenza. Non sembra carta a cui sono abituato: è più pesante, quasi umida e odora di inchiostro. È ricca colori e ghirigori dorati. Ci sono scritte in lingue diverse, forse hindi o hurdu, e ne riconosco una in inglese: «We believe in pushing the boundaries of the physical book in an age writing its obituary», sorrido e concordo in pieno: libro vuol dire opera d’arte. La fiera stessa conferma la verità di queste parole, con le sue esposizioni e gli workshop a cui partecipare. Un libro è un oggetto concreto, che si costruisce e che deve essere toccato, guardato, magari annusato e con calma anche capito. Leggo il nome della casa editrice Tara Books, la stessa del libro che ho appena comprato, per il quale vale la pena spendere qualche parola. Si intitola Hic! Di Anushka Ravishankar e Christiane Pieper, è un manuale di rimedi per far passare il singhiozzo. È assurdo e ilare, come la pagina in cui la piccola protagonista, dopo i mille tentativi per calmare il suo singhiozzo, vede tramutarsi i suoi incessanti «Hic» in un sonoro ruttone: «Burp»!

Il libro, come la cartolina che pubblicizza la casa editrice, è fatto di carta di riso, dipinto con inchiostro organico a base di soia, tramite la tecnica della serigrafia, mista all’uso della fotocopiatrice. Le sue pagine sono rilegate a mano. Riguardo la cartolina, il mio appiglio sicuro in questo mare di libri, la capovolgo e mi accorgo che quel ghirigoro astratto, in realtà, non è altro che la rappresentazione delle onde del mare.

Francesco Gabrieli

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Bologna Children’s Book Fair 2017 “PERCHE’ QUESTO E’ IL NOSTRO MONDO, UN MONDO FATTO DI STORIE…”

Entro, prendo la cartina, faccio un programma mentale, ma alla fine mi lascio trascinare e mi perdo a curiosare ovunque… 

Bologna Children’s Book Fair è un contenitore di colori, persone, storie e talenti che si incontrano. 

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Immancabile la vista del coloratissimo muro dei “desideri” sul quale poter lasciare traccia del proprio passaggio, soprattutto per gli illustratori, e poi la novità di quest’anno le originali amache decorate con illustrazioni, dove rilassarsi o sfogliare qualche libro.

Proseguo tra i padiglioni…

Il primo libro sfogliato, anche se già lo conoscevo è: La bambina dei libri di Oliver Jeffers (Lapis Edizioni) vincitore del Bologna Ragazzi Award for Fiction 2017. Celebra l’amore per la letteratura e si rivolge a tutti coloro che sono stati bambini dei libri perché tutto è possibile quando si hanno le chiavi della fantasia.


Sfoglio titoli nuovi, Sbadigli di Marco Viale (Il Castoro) mi incuriosisce per una bocca gigante spalancata: grandi e colorate illustrazioni per accompagnare i bambini, pagina dopo pagina, a fare la nanna.

Che campione! di Guido Sgardoli (Edizioni EL): 18 biografie di campioni dello sport mondiale per scoprire aspetti curiosi e poco conosciuti delle loro vite.

La collana Le mini fiabe di Attilio Cassinelli (Lapis Edizioni): i disegni caratterizzati dalla semplice geometria dei suoi personaggi, dal tratto nero e dai colori vivaci, sono accompagnati dal testo in stampatello maiuscolo per raccontare ai più piccoli i classici della letteratura per l’infanzia.


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Rimango affascinata dalla mostra Pop-up Show: la magia dentro i libri, un viaggio attraverso le pagine per osservare l’evoluzione di queste affascinanti sculture di carta dai primi testi pubblicati nel 1800  fino ai libri realizzati negli anni ’70; e scoprire, inoltre, che il termine pop-up è stato utilizzato per la prima volta nel 1932, data di pubblicazione di Pinocchio “with pop-up illustrations”.

Osservo i progetti selezionati del Silent Book Contest 2017: La prima volta di ogni cosa di Alessandro Ferraro (Italia), A night music di Anna Griot (Francia;), Il principe azzurro e la principessa fuxia di R.Francaviglia & M.Sgarlata (Italia); City di Federico Penco (Italia); A day alone di Anat Warshavsky (Israele); On my way home di V.Soshkina & P.Doroshenko/Wooden Flag Studio (Ucraina). Il vincitore, premiato nel mese di agosto, vedrà pubblicato il suo lavoro dalla casa editrice Carthusia.


All’Illustrators Café l’evento principale della giornata: la cerimonia di proclamazione del Premio Strega Ragazze e Ragazzi, condotta dalla giornalista Loredana Lipperini.

La presentazione dei 10 titoli finalisti e la successiva premiazione, Muschio di David Cirici (Il Castoro) nella categoria +6 e L’estate che conobbi il Che di Luigi Garlando (Rizzoli) nella categoria +11.

IMG_20170405_124940-minPer la serie non solo libri, ho partecipato a una dimostrazione del gioco da tavolo Parolandia dell’azienda CreativaMente e Super Goal!, ideale per gli appassionati di calcio: azioni appassionanti tra attacco e difesa a tiro di dado!

Torno con una bella busta piena di cataloghi, spille, libri e idee per la biblioteca… 

Costanza Ravoni

Bologna Children’s Book Fair 2017 “Le novità più dolci di una crema catalana e i libri più belli di un paradiso baleare”

Alla mia Children Book Fair di Bologna 2017, ospiti d’onore Catalogna e Isole Baleari, ho visto allo stand de Il Castoro un piccolo libro per la prima infanzia di Gilles Bachelet semplice, ripetitivo ma bellissimo Raccontami una storia, mentre Muschio di David Cirici «per la capacità di raccontare la guerra ai bambini» ha vinto il Premio Strega Ragazzi +6.

Due i premi a Lapis: La bambina dei libri di Oliver Jeffers ha vinto il Bologna Ragazzi Award e Gek Tessaro con il suo Dimodoché il Premio Malerba per l’albo illustrato, mentre per il design dai colori squillanti mi è piaciuto Hector Dexet con Ecco un giardino… e In viaggio!

Da Minibombo due novità tutte da giocare, anche on-line Gatto Grande Gatto Piccolo dove Silvia Borando ci presenta due nuovi protagonisti felini dopo il successo di Gatto Nero Gatta Bianca e Chi c’è sotto il cappello? di Elena Galloni, una matrioska continua di animali nascosti sotto il cappello l’uno dell’altro, idea ripresa dall’inizio indimenticabile del Piccolo principe di Saint-Exupéry.

Il bellissimo Anatomia dell’Ippocampo scritto da un medico e dalla figlia Helene Druvert è forse troppo delicato, tanto che l’unico esposto era già mancante di alcune parti.

Da Lo Stampatello erano presenti due belle collane La dichiarazione dei diritti… di Elisabeth Brami e Estelle Billon-Spagnol per l’abbattimento degli stereotipi e Piccolo uovo è… per parlare di bullismo già in tenera età con l’aiuto di Altan.

Di rovesciamento dei cliché tratta anche la fantastica serie Sottosopra di Giralangolo, era presente una nuova uscita Sono una ragazza di Yasmeen Ismail: fumettistica e immediata storia di un ragazzo che si sente ragazza e non si stanca di affermalo a voce alta.

Per Kalandraka splendido Lungo il cammino di Mariana Ruiz Johnson una poesia di parole e immagini per la fascia d’età dei “Nati per leggere”.

L’estate che conobbi il Che di Luigi Garlando per Rizzoli ha vinto il Premio Strega +11: come nel precedente Per questo mi chiamo Giovanni il protagonista viene a conoscenza della biografia di un personaggio storico attraverso la narrazione di un famigliare, in questo caso il nonno, fino a modificarne la percezione della vita che lo circonda.

Magica, infine, la mostra sulla storia dei Pop-Up dove si parla di Robert Sabuda come forse il più grande maestro del genere consiglio a chi non lo ha a catalogo di prendere uno dei rifacimenti dei classici, come ad esempio La Bella e la Bestia. Libro pop-up.

Gabriele Ferroni

Bologna Children’s Book Fair 2017 “Digitale ed educazione”

Occupandomi anche di media education per EDA Servizi, non potevo non farmi un giro nel padiglione digitale della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Nel fitto brulicare del primo giorno di fiera, il padiglione 32 era fortunatamente meno affollato dei tradizionali hall di espositori italiani e internazionali, nei quali impatta il visitatore poco dopo essere entrato.

Al suo secondo anno di vita, il “Bologna Digital Media” (il padiglione digitale) ospita fianco a fianco i David e i Golia del settore della comunicazione multimediale: piccole start-up accanto a colossi come Google, tutti impegnati ad ibridare contenuti per l’infanzia con i contemporanei trend tecnologici.
Da programma gli interventi del giorno, tutti ospitati nell’area del Digital Café, sono in gran parte concentrati sulle possibilità di innovazione fornite al settore dalla Realtà Aumentata e della Realtà Virtuale. Difficile ormai confonderle: la arcinota realtà virtuale ci porta in nuovi ambienti e spazi completamente disegnati dall’uomo, la realtà aumentata estende l’esperienza percettiva della realtà circostante costruendo un ponte tra il mondo fisico e quello digitale. Durante il suo intervento Shazia Makhdumi del team di Google (in particolare di GooglePlay, settore “Formazione e Infanzia”) ha mostrato le risorse della multinazionale in fatto di RA e RV, declinabili in ambito educativo.
Partendo dai video con prospettiva a 360 gradi di Youtube in grado di fornire un’esperienza in soggettiva anche dal pc di casa, con degli supporti come Cardboard o Daydream che trasformano i device mobili in visori per esplorare mondi virtuali. La app Cardboard permette di utilizzare qualsiasi visore compatibile con Google Cardboard con tutte le app dedicate. Diventa facile così proporre ad una classe di Firenze una visita guidata dall’insegnate di storia dell’arte in una delle più belle piazze di qualche capitale europea, o una passeggiata sulle punte più impervie delle Alpi, senza uscire dall’aula e senza alcun costo. Per non parlare della possibilità di viaggiare nel tempo magari esplorando una ricostruzione di una città del passato…

Interessante anche la app “Tango” dedicata alla realtà aumentata: tra le varie funzioni permettere il collocamento nello spazio di nuovi elementi d’ arredo d’interni. Se penso che nell’angolo del salotto potrebbe star bene quel curioso mobiletto nero trovato online, posso già vederlo sistemato ad arricchire la stanza, attraverso lo schermo del cellulare. Il device mobile permette di riempire il bagno di tessere del domino pronte a rovesciarsi in un solo binario, senza che la mamma lo sappia e senza doverle poi mettere a posto o finalmente di animare quei giocattoli che stanno sul letto, non con il solo sforzo immaginativo.

Nel padiglione digitale la realtà aumentata la fa da padrona, i libri per ragazzi interagiscono attraverso delle app con i nostri device mobili e perdono i loro confini cartacei: inquadrando l’immagine di un T-rex sul libro, possiamo vederlo in azione nel suo estinto habitat naturale o sul nostro tavolo in cucina e apprendere informazioni aggiuntive. La lettura e il libro cartaceo rimangono l’esperienza principale da cui partire, ma i produttori dei contenuti per l’infanzia hanno capito che smartphone e tablet sono così comuni nei nuclei familiari con bambini da non poter essere più ignorati, orientandosi verso un’esperienza culturale integrata.


Guardando i vincitori del Bologna Digital Award, premio istituito nel 2012 in collaborazione con il Children Technology Review, per premiare i migliori contenuti digitali per bambini, è chiaro come la realtà aumentata stia prendendo terreno, conquistando nel concorso una categoria speciale insieme alla realtà virtuale. Il vincitore con menzione, la app “Mur, a step in book” (Step in Books, Danimarca), interagisce con il libro finlandese “A bear called Mur” di Kaisa Happonen e Anne Vasko, che racconta la storia di un orso nella foresta finlandese in inverno. Dovrebbe essere in letargo, invece ama questa stagione e se ne va in giro nel bosco. Il bosco attraverso lo schermo dei device conquista le stanze delle case dei lettori, così come la sua deliziosa fauna.

La vincitrice assoluta del concorso però è l’app francese “Oh! Mon Chapeau” (Louis Rigaud, Francia) in cui semplici forme geometriche sono lo spunto per disegnare intere città e i disegni stessi possono mutare semplicemente ruotando il proprio device. Un piccolo semicerchio blu, può essere un cappello perso da un bambino, ma in altra zona dello schermo può diventare qualcosa di completamente diverso. Un’app per disegnare raffinatissima, che può offrire numerosi spunti per fare storytelling con i bambini.

Al secondo posto l’americana Toontastic 3D, che permette ai bambini di creare filmati di animazione 3D, disegnando i propri personaggi e spostandoli sugli sfondi con le mani e raccontando a voce la storia che li coinvolge. I bambini possono farsi delle foto e inserire la propria faccia tra quelle applicabili ai personaggi.

Tra gli altri sei titoli che hanno avuto una menzione, solo uno italiano: “Con le orecchie di lupo” in collaborazione con Small Bytes Digital.

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Un’app dedicata ai suoni, in cui un lupo nero si muove in vari scenari ricchi di elementi interattivi che producono suoni quando vengono toccati.

 

In fatto di coding, di cui si sente sempre più spesso parlare in relazione all’infanzia, sono rimasta sorpresa dalla creazione di una azienda coreana, la Sigongmedia. Il gioco/app si chiama “Cubico” e promette di insegnare le prime nozioni di coding ai bambini di fascia prescolare. Utilizza una piattaforma interattiva di realtà aumentata congiuntamente a dei libriccini con diverse storie. Basta scannerizzare con un tablet o un cellulare un’immagine del libro e grazie all’app sul device possiamo iniziare a dare dei semplici comandi ai personaggi della storia. Ma c’è un passaggio intermedio che dà fisicità al processo normalmente astratto di coding. Infatti il bambino ha a disposizione una tastierina di plastica in cui fisicamente incastra i simboli dei comandi (anch’essi di plastica) in sequenza. Sarà la stessa sequenza di comandi che il personaggio della storia eseguirà nell’animazione della app sul device.cubico3

Un gioco per giovani programmatori dotato di realtà aumentata e che viene presentato come in grado di sviluppare la capicità di problem solving del bambino e instradarlo verso forme di “pensiero computazionale”, perché, e il volantino illustrativo si chiude citando Zuckerberg, :<<In 15 years we’llbe teaching Programming just like reading and writing…and wondering why we didn’t do it sooner.>>

Chissà se avrà ragione?

 

LEDANZO RESAMI AL SALONE DEL LIBRO DI FIRENZE

Trattava romanzi come fossero vini, vini come fossero romanzi. Questo era Ledanzo Resami, uomo del terzo millennio con un’ossessione mai nascosta per le agende Moleskine, su cui annotava tutto. Visto il suo lavoro in biblioteca e la sua passione enologica, amava definirsi scherzosamente enotecario dilettante e sommelier di libri. Nella sua mania eno-letteraria aveva persino scritto sul suo taccuino: “Il tannino di questo vino è come l’Innominato dei Promessi Sposi: complesso e malvagio ma in via di conversione col tempo” e “Questo libro è più banale e scadente dei vini che trovi in nell’ultimo scaffale in basso al discount”.

Quando venne a conoscenza del fatto che Firenze, la sua città natale, avrebbe ospitato un salone del libro era felice come quando un fan sa dell’arrivo della sua band in città.Vista l’assenza dei grandi nomi dell’editoria, pensò di essere di fronte non ad un Vinitaly ma alla Fiera dei Vignaioli Indipendenti di Piacenza: avrebbe potuto scovare qualcosa di diverso, innovativo, sorprendente.
Amante della puntualità, venerdì 17 febbraio Ledanzo era già davanti alla Fortezza da Basso alle 10 in punto, momento in cui dovevano aprire i cancelli. Trascorse dieci, quindici, venti minuti di attesa nel bel mezzo di una classica fila all’italiana, senza un ordine pensato: non c’era nemmeno un’ entrata a parte riservata ai gruppi e alle scolaresche! Da odiatore seriale di ritardi, iniziò ad avvertire un certo malumore, anche se nulla in confronto alle maestre vicino a lui, indaffarate a distrarre i loro alunni con giochi e canzoni infantili: Whiskey il ragnetto divenne presto la colonna sonora dei presenti. Non era un bell’inizio né per lui né per l’evento fiorentino.

La coda è cool per un locale notturno, non per un festival del libro

(frase da social). Poi improvvisamente la luce: venne aperta la porta d’ingresso.

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Di colpo dimenticò tutta la delusione, pagò e corse subito a cercare dei materiali informativi. Non vedeva l’ora di gustarsi gli eventi, capire come e dove conoscere i protagonisti della kermesse, ma… niente da fare. Cartina e mappa assenti. Ma come? Perché? Cercò di trovare qualche ragione: “ È colpa della Dea Atena che, adirata con gli organizzatori dell’evento per il ritardo, ha fatto scomparire tutto il materiale”. Ma non gli sembrò molto plausibile.
Amareggiato, entrò insieme ai tanti bambini: li vide prendere posto con le maestre nei vari stand e provò invidia: “Beati loro che sanno dove andare”.Grazie alla disponibilità di alcuni espositori, Ledanzo si trovò all’ora giusta nel luogo dove era fissato un incontro a cui voleva assistere, ma il rumore di un trapano e la vista di alcuni operai al lavoro gli fecero capire che era meglio recarsi altrove. Era al livello massimo di sconsolazione.
Cosa poteva andare peggio? L’arrivo dell’ospite a sorpresa della mattina, noto nel Paese per il suo amore per le ruspe e per i luoghi comuni, per un’attività politica populista dai toni spesso sconcertanti. Non proprio un esempio di uomo di cultura aperto e tollerante.

2017-02-25 15.27.03Ormai senza speranza, ritenendosi una persona di larghissime vedute, si mise a sedere ed iniziò ad ascoltarlo: era curioso di sapere cosa avrebbe detto in un salone del libro. L’unico argomento culturale che il politico sfiorò era il proprio amore per una defunta scrittrice della sua città. Alla domanda “Perché si legge meno?” egli rispondeva “Perché se uno ha il problema del mutuo e del contratto di lavoro, non ha lo spirito per tornare a casa la sera e iniziare a leggere un libro. Poi anche venti euro per un libro per qualcuno fanno la differenza”.
Il nostro sommelier di libri voleva interrompere questa sua frase semplicista e spiegargli l’esistenza delle biblioteche pubbliche, ma il politico era troppo impegnato a distribuire cliché in politichese.
Dopo pochi istanti Ledanzo lo abbandonò con i suoi adepti deliranti, mise da parte i suoi sentimenti e partì per la prima missione: alla scoperta dell’editoria a pagamento, tematica assai discussa prima dell’evento. Risultato finale? Omertà assoluta. Nessuno sapeva nulla. All’improvviso un cartello: “Noi non pubblichiamo a pagamento”. Ledanzo si fermò allo stand e iniziò a fare due chiacchiere con Rita. Lei si definiva un un vero editore indipendente che curava ogni dettaglio, dall’editing fino alla copertina. Gli altri ormai avevano abbandonato questa strada. Congedò Ledanzo avvisandolo: “Gli editori a pagamento (EAP) ci sono eccome, basta portargli un libro da pubblicare”. Aggiunse poi sorridendo: ”Io non dormo la notte per leggere i manoscritti. Forse sono una dei pochi rimasta a farlo”.
Nonostante non fosse riuscito a parlare con nessuno dei protagonisti, vagando per il salone riuscì a capire meglio il fenomeno degli EAP: i work-shop e laboratori di scrittura creativa erano dappertutto. Ledanzo arrivò a comprendere che la loro presenza massiccia era il segnale che in Italia, tutti vogliono pubblicare, magari tutto e anche subito. Ecco spiegato il loro proliferare.

Italia: paese di santi, poeti, navigatori e scrittori (non letti)

(seconda frase da social). In fondo, compativa i suoi connazionali con velleità di scrittore: quello era un po’ anche il suo sogno nel cassetto. Terminata la sua missione, Ledanzo vagò alla ricerca di esempi virtuosi di editoria.
Prima quella per bambini e ragazzi: alcune case editrici riuscivano davvero a coniugare la bellezza delle immagini con la qualità del contenuto.2017-02-24 21.45.31 Naturalmente non tutte erano eccellenti: alcune erano rimaste alla grafica di un mediocre libro di catechismo degli anni Novanta.
Pausa sigaretta, poi ripartì per nuovo giro: alla scoperta di fiction e non-fiction per adulti.Trovò di tutto: libri metafisici e spirituali, guide di viaggi insolite, un testo sul cinema popolare di Ciccio e Franco, saggi dietrologici, migliaia di testi legati a Firenze e alla Toscana.Trascorse del tempo con l’editore al servizio della “slow-life”, ascoltò quello rivolto alla terza età, fu divertito dalla storia dell’editore che pubblicava narrativa, fumetti, saggi e tutto ciò che riguarda Cuba. Grande spazio nella sua agenda fu dedicato poi a degli autori indipendenti che avevano costituito un gruppo su facebook in cui fare le riunioni, e pubblicavano grazie ad una piattaforma online: un nuovo modo di essere scrittori e fare libri.2017-02-25 08.30.50

Appena tornato a casa, Ledanzo poté descrivere i libri che aveva visionato, facendo dei parallelismi con il mondo dei vini. Aveva trovato di tutto: libri senza contenuti e senza grafica, che lui definiva i “Libri-Tavernello”. Diceva sempre: “Come un individuo deve assaggiare un sorso di Tavernello per capire che non è un vino vero, uno deve assaporare anche quei testi per essere consapevole di non essere di fronte alla letteratura”. Aveva trovato anche piccole case editrici con opere dolci e frizzanti come bottiglie di Moscato d’Asti; altre con libri davvero interessanti e si sentiva gasato come quando riusciva a trovare una fattoria sconosciuta che produceva un vino rosso superlativo.
Infine giunse a formulare un voto per l’evento. Così scrisse: “Firenze Libro Aperto: 5-”.
Per quel che aveva visto, l’organizzazione meritava un bel 3: inaccettabile aprire con trenta minuti di ritardo e per di più che non si trovasse il materiale informativo. Al contenuto dava un 6,5: diversità alta, libri particolari ed introvabili, anche se in generale la qualità era media. Voto finale 5- con commento classico “potrebbe fare di più ma non si applica”. Ledanzo pensò di essere stato giusto: in fondo, aveva fatto come quei professori che danno all’alunno un brutto voto per stimolare un cambiamento di rotta e vedere realizzate le sue possibilità.

Piccolo è bello!

La piccola e media editoria in fiera a Roma a Più libri più liberi.

Si è chiusa domenica scorsa la quindicesima edizione di Più libri più liberi, fiera nazionale della piccola e media editoria che quest’anno portava il titolo Sono tutte storie e un’immagine composta da un ecosistema di illustrazioni colorate e ironiche uscite dalla matita di Guido Scarabottolo. Siamo andati a curiosare tra gli stand per carpire novità e tendenze e per scovare quello che in libreria (a volte) non si trova!

Rispetto ai grandi saloni nazionali (pensiamo a Torino, in attesa di capire come sarà Milano…) l’appuntamento romano è senz’altro più agile e smart: in assenza dei big dell’editoria, i piccoli si presentano in grande spolvero, si avverte una bella energia nell’aria e si capisce che la fiera è per loro un appuntamento da non mancare. Anche con una gamba ingessata. Anche a costo di convivenze improvvisate nello stesso stand, tra complicità e rivalità nell’accaparrarsi l’attenzione dei visitatori.

Le case editrici più note e strutturate partecipano portando in fiera non solo libri, ma anche progetti: è il caso di Marcos y Marcos con il progetto BookSound, che seleziona alcuni titoli del catalogo da portare nelle scuole con letture ad alta voce e laboratori di lettura. O di Corraini, il cui stand è sempre una gioia per gli occhi, dove ogni libro può diventare l’inizio di qualcosa da fare (è ormai un caso la serie di “diari” di Keri Smith da distruggere in tutti i modi).

Seguitissimi gli editori di fumetti e graphic novel: i firmacopie di Zerocalcare per Bao o di Gud per Tunué generano ingorghi e lunghe code.

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I veri protagonisti sono però le case editrici mini o micro, spesso progetti giovani che si riconoscono non solo dall’entusiasmo di chi presidia lo stand, ma anche dall’accuratezza della confezione editoriale. C’è chi punta sull’alleanza tra il testo e l’illustrazione, come Gorilla SapiensAdd, Ifix, e chi sull’ironia e sguardi diversi sul mondo, come Caravan, Barta, Miraggi (che usa i libri anche come lampade!).

In ogni caso, l’illustrazione è sempre più alla ribalta, non solo nella letteratura per l’infanzia (sempre gli stand più belli!) ma anche in quella per gli adulti. Colpisce al cuore la collana Battiti di Ediciclo, che riunisce intorno alla passione per le due ruote autori importanti e copertine da collezione, disegnate da Riccardo Guasco. Ci si spinge fino al libro fatto a mano, con le tirature limitate di Else, laboratorio di serigrafia che racconta storie che vengono da lontano…

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Una fiera bella, dunque? Sì, ma bisogna sapersela meritare! Indovinare il percorso giusto tra strade sconnesse e i palazzoni ministeriali dell’EUR. Ogni comfort per il visitatore è ridotto al grado zero. Toilette e guardaroba sono accuratamente nascosti nella “pancia” del Palazzo dei Congressi; il bar illuminato al neon offre a prezzi esorbitanti panini di plastica degni di un film dell’orrore… Se cultura=bellezza non ci resta che aspettare la Nuvola di Fuksas e sperare di vedere fiere al più presto fiere belle allestite in luoghi belli!

Foto da www.plpl.it

A scuola si legge? Sempre di più!

Sabato 24 ottobre Firenze ha ospitato il convegno A scuola si legge. La lettura tra tecnologie e società globale, organizzato a cura di Beniamino Sidoti e sostenuto da Giunti Scuola, per riflettere sullo spazio dedicato alla lettura a scuola e sulle buone pratiche che aiutano ad affrontare il rapporto tra il libro e le tecnologie e a diffondere il piacere della lettura. Per noi c’era Sara Fedeli, bibliotecaria ed esperta di letteratura per bambini e ragazzi, che lavora nella sezione ragazzi della Biblioteca delle Oblate. Le abbiamo chiesto di raccontarci le sue impressioni.

 

Come ti è sembrato il “clima” generale del convegno? Quali spunti di innovazione hai trovato?

Il clima al convegno era molto rilassato e informale. Infatti grazie alla suddivisione per argomenti degli workshop e delle sessioni mattutine il numero dei partecipanti non era troppo elevato, cosa che ha facilitato molto gli oratori e sopratutto ha invogliato il pubblico a fare domande e intervenire con le proprie opinioni sul tema affrontato. La sessione pomeridiana ha preferito un tono più leggero rispetto ai dibattiti precedenti e grazie a musica, colori e poesie ha incantato tutti i presenti come uno spettacolo teatrale.

Gli spunti più interessanti sono stati quelli degli insegnanti che hanno cercato in questi ultimi anni di trovare un punto di incontro tra le nuove tecnologie e la lettura, intesa nel senso più classico del termine. Il loro metodo di insegnamento e gestione della classe è stato un esempio di buone pratiche per tutti i partecipanti. In particolare Chiara Lugarini con la presentazione dei suoi blog di classe ha dato lo spunto per molte attività che possono essere fatte per non allontanare i ragazzi dalla lettura, ma allo stesso tempo venire incontro alle loro esigenze di comunicazione di nativi digitali.

 

Prendendo ispirazione dai progetti più interessanti che sono stati presentati al convegno, cosa pensi che i bibliotecari dovrebbero fare per comunicare in modo più efficace con il mondo della scuola, e in particolare con gli insegnanti?

Le biblioteche al convegno sono state ricordate poche volte e purtroppo soltanto in negativo per ricordare la disastrosa situazione in cui versano la maggior parte della biblioteche scolastiche italiane. Soltanto in un intervento (Simone Piccinini per la presentazione del progetto Xanadu) si è parlato di collaborazione tra scuola e biblioteca pubblica. Credo che gli insegnanti ancora non abbiano compreso le potenzialità di un dialogo attivo tra queste due realtà, che potrebbe giovare alla diffusione della lettura e alla didattica stessa degli insegnanti. Se da parte della scuola non vengono intraprese iniziative per avvicinarsi alla biblioteca credo che dovrebbero essere i bibliotecari ad entrare nella vita scolastica di ragazzi e insegnanti, portando letture, progetti e attività per permettere l’inizio di questa fruttuosa collaborazione. In fondo le biblioteche fuori di sé ormai sono una realtà consolidata in tutti i comuni: oltre a supermercati, spiagge e ospedali dovremmo aggiungere anche le scuole come punti chiave per la distribuzione di libri e materiali.

 

A tuo avviso, che tipo di alleanze e sinergie sarebbero da sviluppare per la promozione della lettura tra pubblico (scuola, biblioteche) e privato (editori, librerie, associazioni, cooperative e imprese di servizi bibliotecari)?

Credo che il problema da risolvere per migliorare l’esperienza della lettura nei ragazzi di età compresa tra i 9 e 15 anni sia, ancora una volta, la forzatura del titolo, la richiesta del riassunto e la scheda di lavoro allegata. Gli insegnanti, vuoi per l’età o vuoi per il tipo di formazione, non sanno offrire alternative valide a quesa tecnica di lettura scolastica e poco accattivante. Al convegno qualcuno ha parlato anche della necessità di ripensare l’antologia, ma nessuna idea nuova è stata presentata. Credo che da qui potrebbe partire il cambiamento che in tanti sognano ma nessuno attua. Librerie, bibliotecari e cooperative potrebbero creare una rete di letture e presentazioni che si sostituisca all’odiata antologia, per abbandonare l’analisi del testo e la struttura grammaticale e ritrovare le emozioni che la lettura provoca, quelle emozioni che sono in grado di avvicinare un lettore a un libro a prescindere dall’età o dal suo contenuto.

 

⇒ Sul blog del convegno sono già disponibili gli atti di alcuni seminari e workshop!