A risvegliare il fanciullino

“È dentro noi un fanciullino che non solo ha brividi […] ma lagrime ancora e tripudi suoi”.

E’ con questo spirito che entro al BCBF2017. Seguendo questa vocina di pascoliana memoria che mi riporta all’essenza di quel che ho scelto di essere, più che di fare.

Questa fiera è una vetrina, è un business per tanti. Ma di fatto è un paese delle meraviglie dove immaginario e sensibilità alimentano la scintilla creatrice che è dentro ognuno di noi e che ci rende attivamente partecipi  di una creazione infinita, dove noi scegliamo come e quanto contribuire.

E questo principio mi pare sposi bene il tema proposto in questa nuova edizione “The natural habitat for children’s content”. Quindi un luogo dove il “fanciullino” che è in noi possa abitare stupito e contento! E devo dire che girandomi in torno vedo tutti molto propensi ad immergersi a pieno in questo mood! Grazie anche all’allestimento che “sostiene” la comunicazione del tema scelto.IMG_20170405_141039252_HDR

Dalle immagini usate per la grafica (animali immaginifici che richiamano alla Chimera fatta da tante parti di animali diversi) alle amache illustrate, dove sedersi è un’impresa visto che sono talmente confortevoli che le persone non solo si siedono ma iniziano davvero ad “abitarci”… via le scarpe, sdraiati, libro, cuffie per la musica … mi sa che chiudere la sera non è facile 😉
E così bevo la bottiglietta di Alice, divento piccina picciò e mappa alla mano rincorro il Bianconiglio … “è tardi, è tardi, è tardi !!!”

 

Subito incontro volti amici, i miei librai di fiducia, a cui chiedo dritte sugli stand da non perdere!

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La prima cosa che mi segnalano è questo libro “La bambina dei libri” di Sam Winston e Oliver Jeffers

“E’ il tuo libro! Lo devi avere!”  … Avevano ragione! Bellissima sincrasia fra immagini e parole dove vince il potere delle storie. Un albo illustrato per tutti coloro che amano la letteratura … Non mi ricordo chi ha detto “La letteratura mi interessa se mi fa incontrare la vita”

Ecco io penso che questo libro esprima proprio questo concetto.

Non per caso è il vincitore della sezione Fiction di questa edizione della Fiera di Bologna.

 

 

Altra segnalazione è una mini-collana edita da Lo Stampatello nata da un progetto sul bullismo per i piccolissimi con il contributo del Comune di Milano

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“PICCOLO UOVO è…, una collana di cartonati per piccolissimi, scritti da Francesca Pardi e illustrati da Altan, tesa a promuovere, a scuola e in famiglia, benessere psicologico e relazionale, l’unica vera ricetta per la prevenzione al bullismo e alla violenza di genere. In libreria i primi quattro di dieci racconti su dieci animali che rappresentano diversi aspetti della personalità.”

Piccoli libri che hanno però già scatenato grandi polemiche perché alcuni assessori si sono opposti a distribuirli negli asili “censurandoli” come materiale che “promuove la cultura gender”. Polemiche purtroppo non nuove nella sezione “letteratura per l’infanzia” che qualcuno vuol vedere come oggetto di un nuovo Fahrenheit 451 e che comunque debba essere popolata solo di bravi bambini e bambine animati, senza problemi, se non quello di togliere il ciuccio o il vasino. 100 anni indietro a passo svelto. Che qualcuno fermi questo delirio dell’ottavo nano “Ottusangolo” 🙂

Altra piccola casa editrice che mi ha colpito è FULMINO, nata da pochi anni come costola di una associazione di promozione alla lettura. E infatti si vede! Perchè tutti i libri che sfoglio si prestano a laboratori e animazioni. Vi segnalo in particolare questi tre :

La palla / scatola / bottone    di Sara e Pietro

autore: Laura Fischetto – illustrazioni: Letizia Galli

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Mi affaccio allo stand della SINNOS in cerca di novità ad “alta leggibilità” visto il numero sempre crescente di piccoli utenti che ne hanno bisogno. La bella novità che scopro è che questo formato sarà presto esteso a tutti i libri editi da Sinnos! Mi sembra davvero una scelta che illuminata! E’ bello non sentirsi “quello speciale” e condividere con i compagni le stesse letture!

Inoltre hanno proprio studiato delle font “leggimi” che si possono richiedere ed usare per i propri elaborati. Questa casa editrice è sempre un passo avanti quando si parla di valorizzare le diversità.

E parlando di case editrici sensibili ma anche audaci non posso non fare un salto alla festa per i 30 anni di CARTHUSIA! Un parterre de roi di illustratori, autori, bibliotecari e librai che lascia così stupefatti da questo paese delle meraviglie che davvero si rende necessaria la vocina…  “Chiudi la bocca, Alice!”. Tra tutti vi segnalo una perla di poesia di cui ho assistito alla presentazione NON INSEGNATE AI BAMBINI  un sogno a 8 mani sull’omonima canzone di GIORGIO GABER
I quattro sognatori sono GIANNI DE CONNO, ALESSANDRO FERRARO, ARIANNA PAPINI, ANTONELLO SILVERINI.

Da avere assolutamente e da sfogliare spesso per riconnetterci con l’essenziale!

Per fortuna che l’orologio del Bianconiglio mi ricorda che sta per iniziare la premiazione dello Strega Ragazzi! Via di corsa!!! Ma la ressa è già fitta e la sala a disposizione veramente troppo piccola per ospitare tutti i curiosi. Rimango un po’ in fondo a scambiare due chiacchiere con Matteo Biagi e alcuni dei suoi ragazzi del blog Qualcuno con cui correre, fa quasi strano vedere dei ragazzi qua dentro! Un universo dedicato a loro e che parla di loro senza che loro, i ragPremio_Stregaazzi, vi abbiano accesso! Finalmente invece eccoli qui! Invitati speciali per intervistare gli autori! Ne sono molto felice! Spero diventi un mondo sempre più “loro”, dove possano avere una voce forte su i loro gusti, su cosa vorrebbero leggere domani…

Non mi dilungo sul Premio Strega, anche gli altri colleghi ne hanno parlato e sicuramente avrete letto e sentito altri. Vi riporto solo qualche impressione raccolta dopo, IMG_20170405_163542656_HDRdurante l’intervista agli autori vincitori, David Cirici e Luigi Garlando. Tutti e due i libri hanno richiami storici precisi, il cane Muschio ci racconta attraverso i suoi sensi la seconda guerra mondiale, mentre nel romanzo di Garlando la storia attuale, dell’Italia nella crisi economica, si intreccia all’avventura rivoluzionaria del combattente argentino “Il Che”. Evidentemente questo mix avventura e storia piace ai ragazzi e probabilmente anche agli adulti che lo trovano un ottimo “stratagemma” per proporre contenuti di qualità. Cirici ribadisce più volte che quello che voleva dire è nel libro e adesso la parola ce l’ha il lettore! E così legge alcuni messaggi che gli sono arrivati dai giovani lettori che davvero stupiscono per la sensibilità, l’attenzione ai particolari… Abbiamo tanto da imparare, altro che polemiche sui ragazzi che non leggono!

 

E infine qualche cartolina dal paese delle meraviglie, che è sempre difficile da raccontare … come diceva Voltaire “Nel giardino paradisiaco non si pensa, si sta … si è!”

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Bologna Children’s Book Fair 2017 “IMPRESSIONI BOLOGNESI”

A cura di Francesco Gabrieli

Se, come me, vi avventurate per la prima volta alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, armatevi di molta pazienza e non sorprendetevi se tornate a casa un po’ frastornati e dubbiosi di aver carpito gli elementi essenziali dell’editoria per bambini e ragazzi. Dopo tutto, non potete pretendere di tuffarvi nell’oceano e andarvene incolumi se per mesi avete tranquillamente sguazzato nella calma del vostro stagno. Qualche sorsata d’acqua salata vi tocca.

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Appena arrivato, l’impatto del mio tuffo mi appare chiaro: fiumi di persone che vanno e vengono formano capannelli in un flusso continuo, in balia della corrente, delle idee più brillanti e delle proposte più cristalline. Ogni tanto tocco e riprendo fiato, grazie a illustrazioni familiari e pubblicazioni che riconosco, perché sono le stesse che delimitano le calme acque della biblioteca. Ma che senso ha tuffarmi nell’oceano e restare a riva? Benché mi sia già reso conto da un paio di ore di essere un pessimo nuotatore, mi ributto nel flusso verso l’autors café per ascoltare la «Conversazione sull’impatto che la migrazione e gli esponenti hanno sul mercato dei libri per bambini dell’Europa meridionale». Il cambiamento più significativo di questo filone riguarda in particolare lo status di richiedente asilo e le storie che sono diventate più realistiche e più spesso frutto di interviste e confessioni vere, piuttosto che rassicuranti favole inventate ad hoc per spiegare il fenomeno immigrazione ai bambini. Esistono libri per incoraggiare i bambini che hanno affrontato questo viaggio a confrontarsi con i nuovi compagni di scuola.

Vorrei aggiungere che la conversazione mi ha lasciato con una curiosità irrisolta: l’editoria per bambini e ragazzi, che nel caso dei richiedenti asilo è molto fruita anche dagli adulti, sta cercando di rispondere al problema del confronto con l’italiano? Cioè una lingua, che a differenza di inglese e francese, non è una “lingua ponte”?

Riprendo a vagare e mi soffermo nel padiglione 29, che ospita i paesi del mondo. Fra tutte le proposte mi colpisce la serie di libri «Petite Enfance» immaginata da Martine Bourre per la casa editrice Didier Jeunesse, un occhiolino sul gioco e la capacità di imitazione dei bambini in «Gros Lion», «Petite fourmi» e «Petit Ouistiti» e anche «Le masque» di Stephane Servant e Ylia Green. Inizio a collezionare cataloghi e cartoline, sperando di trovare uno spunto o una soluzione al mio dilemma, che purtroppo rimane irrisolto.IMG-20170428-WA0013

 

Sono venuto a Bologna pieno di illusioni e pregiudizi e me ne vado con lo zaino pieno di cataloghi e cartoline. Mi metto a sfogliarli e una fra tutte mi colpisce per la sua consistenza. Non sembra carta a cui sono abituato: è più pesante, quasi umida e odora di inchiostro. È ricca colori e ghirigori dorati. Ci sono scritte in lingue diverse, forse hindi o hurdu, e ne riconosco una in inglese: «We believe in pushing the boundaries of the physical book in an age writing its obituary», sorrido e concordo in pieno: libro vuol dire opera d’arte. La fiera stessa conferma la verità di queste parole, con le sue esposizioni e gli workshop a cui partecipare. Un libro è un oggetto concreto, che si costruisce e che deve essere toccato, guardato, magari annusato e con calma anche capito. Leggo il nome della casa editrice Tara Books, la stessa del libro che ho appena comprato, per il quale vale la pena spendere qualche parola. Si intitola Hic! Di Anushka Ravishankar e Christiane Pieper, è un manuale di rimedi per far passare il singhiozzo. È assurdo e ilare, come la pagina in cui la piccola protagonista, dopo i mille tentativi per calmare il suo singhiozzo, vede tramutarsi i suoi incessanti «Hic» in un sonoro ruttone: «Burp»!

Il libro, come la cartolina che pubblicizza la casa editrice, è fatto di carta di riso, dipinto con inchiostro organico a base di soia, tramite la tecnica della serigrafia, mista all’uso della fotocopiatrice. Le sue pagine sono rilegate a mano. Riguardo la cartolina, il mio appiglio sicuro in questo mare di libri, la capovolgo e mi accorgo che quel ghirigoro astratto, in realtà, non è altro che la rappresentazione delle onde del mare.

Francesco Gabrieli

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Bologna Children’s Book Fair 2017 “Digitale ed educazione”

Occupandomi anche di media education per EDA Servizi, non potevo non farmi un giro nel padiglione digitale della Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna. Nel fitto brulicare del primo giorno di fiera, il padiglione 32 era fortunatamente meno affollato dei tradizionali hall di espositori italiani e internazionali, nei quali impatta il visitatore poco dopo essere entrato.

Al suo secondo anno di vita, il “Bologna Digital Media” (il padiglione digitale) ospita fianco a fianco i David e i Golia del settore della comunicazione multimediale: piccole start-up accanto a colossi come Google, tutti impegnati ad ibridare contenuti per l’infanzia con i contemporanei trend tecnologici.
Da programma gli interventi del giorno, tutti ospitati nell’area del Digital Café, sono in gran parte concentrati sulle possibilità di innovazione fornite al settore dalla Realtà Aumentata e della Realtà Virtuale. Difficile ormai confonderle: la arcinota realtà virtuale ci porta in nuovi ambienti e spazi completamente disegnati dall’uomo, la realtà aumentata estende l’esperienza percettiva della realtà circostante costruendo un ponte tra il mondo fisico e quello digitale. Durante il suo intervento Shazia Makhdumi del team di Google (in particolare di GooglePlay, settore “Formazione e Infanzia”) ha mostrato le risorse della multinazionale in fatto di RA e RV, declinabili in ambito educativo.
Partendo dai video con prospettiva a 360 gradi di Youtube in grado di fornire un’esperienza in soggettiva anche dal pc di casa, con degli supporti come Cardboard o Daydream che trasformano i device mobili in visori per esplorare mondi virtuali. La app Cardboard permette di utilizzare qualsiasi visore compatibile con Google Cardboard con tutte le app dedicate. Diventa facile così proporre ad una classe di Firenze una visita guidata dall’insegnate di storia dell’arte in una delle più belle piazze di qualche capitale europea, o una passeggiata sulle punte più impervie delle Alpi, senza uscire dall’aula e senza alcun costo. Per non parlare della possibilità di viaggiare nel tempo magari esplorando una ricostruzione di una città del passato…

Interessante anche la app “Tango” dedicata alla realtà aumentata: tra le varie funzioni permettere il collocamento nello spazio di nuovi elementi d’ arredo d’interni. Se penso che nell’angolo del salotto potrebbe star bene quel curioso mobiletto nero trovato online, posso già vederlo sistemato ad arricchire la stanza, attraverso lo schermo del cellulare. Il device mobile permette di riempire il bagno di tessere del domino pronte a rovesciarsi in un solo binario, senza che la mamma lo sappia e senza doverle poi mettere a posto o finalmente di animare quei giocattoli che stanno sul letto, non con il solo sforzo immaginativo.

Nel padiglione digitale la realtà aumentata la fa da padrona, i libri per ragazzi interagiscono attraverso delle app con i nostri device mobili e perdono i loro confini cartacei: inquadrando l’immagine di un T-rex sul libro, possiamo vederlo in azione nel suo estinto habitat naturale o sul nostro tavolo in cucina e apprendere informazioni aggiuntive. La lettura e il libro cartaceo rimangono l’esperienza principale da cui partire, ma i produttori dei contenuti per l’infanzia hanno capito che smartphone e tablet sono così comuni nei nuclei familiari con bambini da non poter essere più ignorati, orientandosi verso un’esperienza culturale integrata.


Guardando i vincitori del Bologna Digital Award, premio istituito nel 2012 in collaborazione con il Children Technology Review, per premiare i migliori contenuti digitali per bambini, è chiaro come la realtà aumentata stia prendendo terreno, conquistando nel concorso una categoria speciale insieme alla realtà virtuale. Il vincitore con menzione, la app “Mur, a step in book” (Step in Books, Danimarca), interagisce con il libro finlandese “A bear called Mur” di Kaisa Happonen e Anne Vasko, che racconta la storia di un orso nella foresta finlandese in inverno. Dovrebbe essere in letargo, invece ama questa stagione e se ne va in giro nel bosco. Il bosco attraverso lo schermo dei device conquista le stanze delle case dei lettori, così come la sua deliziosa fauna.

La vincitrice assoluta del concorso però è l’app francese “Oh! Mon Chapeau” (Louis Rigaud, Francia) in cui semplici forme geometriche sono lo spunto per disegnare intere città e i disegni stessi possono mutare semplicemente ruotando il proprio device. Un piccolo semicerchio blu, può essere un cappello perso da un bambino, ma in altra zona dello schermo può diventare qualcosa di completamente diverso. Un’app per disegnare raffinatissima, che può offrire numerosi spunti per fare storytelling con i bambini.

Al secondo posto l’americana Toontastic 3D, che permette ai bambini di creare filmati di animazione 3D, disegnando i propri personaggi e spostandoli sugli sfondi con le mani e raccontando a voce la storia che li coinvolge. I bambini possono farsi delle foto e inserire la propria faccia tra quelle applicabili ai personaggi.

Tra gli altri sei titoli che hanno avuto una menzione, solo uno italiano: “Con le orecchie di lupo” in collaborazione con Small Bytes Digital.

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Un’app dedicata ai suoni, in cui un lupo nero si muove in vari scenari ricchi di elementi interattivi che producono suoni quando vengono toccati.

 

In fatto di coding, di cui si sente sempre più spesso parlare in relazione all’infanzia, sono rimasta sorpresa dalla creazione di una azienda coreana, la Sigongmedia. Il gioco/app si chiama “Cubico” e promette di insegnare le prime nozioni di coding ai bambini di fascia prescolare. Utilizza una piattaforma interattiva di realtà aumentata congiuntamente a dei libriccini con diverse storie. Basta scannerizzare con un tablet o un cellulare un’immagine del libro e grazie all’app sul device possiamo iniziare a dare dei semplici comandi ai personaggi della storia. Ma c’è un passaggio intermedio che dà fisicità al processo normalmente astratto di coding. Infatti il bambino ha a disposizione una tastierina di plastica in cui fisicamente incastra i simboli dei comandi (anch’essi di plastica) in sequenza. Sarà la stessa sequenza di comandi che il personaggio della storia eseguirà nell’animazione della app sul device.cubico3

Un gioco per giovani programmatori dotato di realtà aumentata e che viene presentato come in grado di sviluppare la capicità di problem solving del bambino e instradarlo verso forme di “pensiero computazionale”, perché, e il volantino illustrativo si chiude citando Zuckerberg, :<<In 15 years we’llbe teaching Programming just like reading and writing…and wondering why we didn’t do it sooner.>>

Chissà se avrà ragione?