FMX – Florence Marketing Experience

L’8-9 giugno a Firenze una full immersion nel mondo del marketing!

Cerchi soluzioni per il tuo business? Vuoi migliorare la tua comunicazione aziendale? Cerchi diversi e nuovi strumenti di marketing?

Florence Marketing Experience è l’occasione per entrare in contatto con i migliori professionisti italiani delle diverse aree del marketing, scambiare idee e scoprire tutte le nuove tendenze.

Il mondo del marketing e le sue strategie sono in continua evoluzione e FMX permette di avere un’ampia visuale di cosa sta succedendo e di come si sta evolvendo, grazie ai suoi relatori che porteranno  esperienze concrete di aziende locali e nazionali.
L’evento si rivolge in particolare alle aziende, agli imprenditori, ai responsabili marketing e ai loro collaboratori che sono interessati agli ambiti di mercato strategici per le imprese toscane: ospitalità, real estate, fashion, cultura e marketing territoriale…

Si parlerà di e-commerce, growth hacking, branding, videomarketing, gamification, SEO, content marketing, semantic web, advertising, chatbot, storytelling insieme a nomi (solo per citarne alcuni) come Giuseppe Mayer, Armando Testa Digital Hub, Andrea Fontana, ricercatore, sociologo della comunicazione esperto di “narrazione d’impresa”, oltre che amministratore delegato di Storyfactory e TEDx Speaker, o Raffaele Gaito, start up mentor specializzato nella crescita delle nuove imprese che ha di recente pubblicato un libro sul Growth Hacking, una rivoluzione nel mondo del marketing.

FMX si svolgerà venerdì 8 e sabato 9 giugno nello spazio co-working di Impact Hub: conferenze, workshop, business clinic B2B, recruiting space, franchising space, networking area… Il tutto a pochi passi dalla stazione di Firenze Rifredi!

Tra gli organizzatori di FMX, insieme a EDA Servizi, ci sono: Studio Riprese Firenze, Impact Hub Firenze, Lama.


Biglietti disponibili su Eventbrite.

Contatti:
https://marketing.firenze.it/
https://www.facebook.com/FMXConf/
https://twitter.com/FMXConf

 

Cose buone per nutrire l’anima

Tra il 2016 e il 2017 la Cooperativa di Legnaia ha deciso di rilanciare la propria immagine e di investire nel mercato estero per farsi portavoce, soprattutto nei paesi asiatici, della qualità dei prodotti agricoli toscani.

 

Cooperativa di Legnaia_Corporate from Studio Riprese Firenze on Vimeo.

 

La storia, l’etica cooperativa, le tecniche agricole rispettose della natura, il territorio, le persone, le tradizioni, la sicurezza… abbiamo affiancato la Cooperativa di Legnaia nella realizzazione di un video corporate in grado di comunicare questi valori con una narrazione coinvolgente e coerente.

Abbiamo curato la stesura del soggetto e la scrittura di un testo accattivante: non una mera lista di valori, ma un racconto in grado di trasportare l’ascoltatore in Toscana e di fargli vivere le fasi di produzione e di trasformazione dei vari prodotti insieme agli agricoltori, che lavorano la terra da intere generazioni.

Abbiamo affidato allo Studio Riprese Firenze la produzione del video, e le loro immagini hanno saputo tradurre visivamente il fascino di questo racconto. Il voiceover caldo e poetico rimane sempre uguale, per ribadire l’italianità dei prodotti di Legnaia, anche nelle versioni del video con sottotitoli in lingua straniera (per es. cinese).


Partendo dal corporate abbiamo realizzato anche 8 pillole video tematiche, ognuna legata a uno dei valori fondanti della cooperativa o a una categoria rappresentativa di prodotti, che la Cooperativa di Legnaia usa per la comunicazione sui canali social e come spot televisivi.

 

 

 

 

 

 

 


LEDANZO RESAMI AL SALONE DEL LIBRO DI FIRENZE

Trattava romanzi come fossero vini, vini come fossero romanzi. Questo era Ledanzo Resami, uomo del terzo millennio con un’ossessione mai nascosta per le agende Moleskine, su cui annotava tutto. Visto il suo lavoro in biblioteca e la sua passione enologica, amava definirsi scherzosamente enotecario dilettante e sommelier di libri. Nella sua mania eno-letteraria aveva persino scritto sul suo taccuino: “Il tannino di questo vino è come l’Innominato dei Promessi Sposi: complesso e malvagio ma in via di conversione col tempo” e “Questo libro è più banale e scadente dei vini che trovi in nell’ultimo scaffale in basso al discount”.

Quando venne a conoscenza del fatto che Firenze, la sua città natale, avrebbe ospitato un salone del libro era felice come quando un fan sa dell’arrivo della sua band in città.Vista l’assenza dei grandi nomi dell’editoria, pensò di essere di fronte non ad un Vinitaly ma alla Fiera dei Vignaioli Indipendenti di Piacenza: avrebbe potuto scovare qualcosa di diverso, innovativo, sorprendente.
Amante della puntualità, venerdì 17 febbraio Ledanzo era già davanti alla Fortezza da Basso alle 10 in punto, momento in cui dovevano aprire i cancelli. Trascorse dieci, quindici, venti minuti di attesa nel bel mezzo di una classica fila all’italiana, senza un ordine pensato: non c’era nemmeno un’ entrata a parte riservata ai gruppi e alle scolaresche! Da odiatore seriale di ritardi, iniziò ad avvertire un certo malumore, anche se nulla in confronto alle maestre vicino a lui, indaffarate a distrarre i loro alunni con giochi e canzoni infantili: Whiskey il ragnetto divenne presto la colonna sonora dei presenti. Non era un bell’inizio né per lui né per l’evento fiorentino.

La coda è cool per un locale notturno, non per un festival del libro

(frase da social). Poi improvvisamente la luce: venne aperta la porta d’ingresso.

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Di colpo dimenticò tutta la delusione, pagò e corse subito a cercare dei materiali informativi. Non vedeva l’ora di gustarsi gli eventi, capire come e dove conoscere i protagonisti della kermesse, ma… niente da fare. Cartina e mappa assenti. Ma come? Perché? Cercò di trovare qualche ragione: “ È colpa della Dea Atena che, adirata con gli organizzatori dell’evento per il ritardo, ha fatto scomparire tutto il materiale”. Ma non gli sembrò molto plausibile.
Amareggiato, entrò insieme ai tanti bambini: li vide prendere posto con le maestre nei vari stand e provò invidia: “Beati loro che sanno dove andare”.Grazie alla disponibilità di alcuni espositori, Ledanzo si trovò all’ora giusta nel luogo dove era fissato un incontro a cui voleva assistere, ma il rumore di un trapano e la vista di alcuni operai al lavoro gli fecero capire che era meglio recarsi altrove. Era al livello massimo di sconsolazione.
Cosa poteva andare peggio? L’arrivo dell’ospite a sorpresa della mattina, noto nel Paese per il suo amore per le ruspe e per i luoghi comuni, per un’attività politica populista dai toni spesso sconcertanti. Non proprio un esempio di uomo di cultura aperto e tollerante.

2017-02-25 15.27.03Ormai senza speranza, ritenendosi una persona di larghissime vedute, si mise a sedere ed iniziò ad ascoltarlo: era curioso di sapere cosa avrebbe detto in un salone del libro. L’unico argomento culturale che il politico sfiorò era il proprio amore per una defunta scrittrice della sua città. Alla domanda “Perché si legge meno?” egli rispondeva “Perché se uno ha il problema del mutuo e del contratto di lavoro, non ha lo spirito per tornare a casa la sera e iniziare a leggere un libro. Poi anche venti euro per un libro per qualcuno fanno la differenza”.
Il nostro sommelier di libri voleva interrompere questa sua frase semplicista e spiegargli l’esistenza delle biblioteche pubbliche, ma il politico era troppo impegnato a distribuire cliché in politichese.
Dopo pochi istanti Ledanzo lo abbandonò con i suoi adepti deliranti, mise da parte i suoi sentimenti e partì per la prima missione: alla scoperta dell’editoria a pagamento, tematica assai discussa prima dell’evento. Risultato finale? Omertà assoluta. Nessuno sapeva nulla. All’improvviso un cartello: “Noi non pubblichiamo a pagamento”. Ledanzo si fermò allo stand e iniziò a fare due chiacchiere con Rita. Lei si definiva un un vero editore indipendente che curava ogni dettaglio, dall’editing fino alla copertina. Gli altri ormai avevano abbandonato questa strada. Congedò Ledanzo avvisandolo: “Gli editori a pagamento (EAP) ci sono eccome, basta portargli un libro da pubblicare”. Aggiunse poi sorridendo: ”Io non dormo la notte per leggere i manoscritti. Forse sono una dei pochi rimasta a farlo”.
Nonostante non fosse riuscito a parlare con nessuno dei protagonisti, vagando per il salone riuscì a capire meglio il fenomeno degli EAP: i work-shop e laboratori di scrittura creativa erano dappertutto. Ledanzo arrivò a comprendere che la loro presenza massiccia era il segnale che in Italia, tutti vogliono pubblicare, magari tutto e anche subito. Ecco spiegato il loro proliferare.

Italia: paese di santi, poeti, navigatori e scrittori (non letti)

(seconda frase da social). In fondo, compativa i suoi connazionali con velleità di scrittore: quello era un po’ anche il suo sogno nel cassetto. Terminata la sua missione, Ledanzo vagò alla ricerca di esempi virtuosi di editoria.
Prima quella per bambini e ragazzi: alcune case editrici riuscivano davvero a coniugare la bellezza delle immagini con la qualità del contenuto.2017-02-24 21.45.31 Naturalmente non tutte erano eccellenti: alcune erano rimaste alla grafica di un mediocre libro di catechismo degli anni Novanta.
Pausa sigaretta, poi ripartì per nuovo giro: alla scoperta di fiction e non-fiction per adulti.Trovò di tutto: libri metafisici e spirituali, guide di viaggi insolite, un testo sul cinema popolare di Ciccio e Franco, saggi dietrologici, migliaia di testi legati a Firenze e alla Toscana.Trascorse del tempo con l’editore al servizio della “slow-life”, ascoltò quello rivolto alla terza età, fu divertito dalla storia dell’editore che pubblicava narrativa, fumetti, saggi e tutto ciò che riguarda Cuba. Grande spazio nella sua agenda fu dedicato poi a degli autori indipendenti che avevano costituito un gruppo su facebook in cui fare le riunioni, e pubblicavano grazie ad una piattaforma online: un nuovo modo di essere scrittori e fare libri.2017-02-25 08.30.50

Appena tornato a casa, Ledanzo poté descrivere i libri che aveva visionato, facendo dei parallelismi con il mondo dei vini. Aveva trovato di tutto: libri senza contenuti e senza grafica, che lui definiva i “Libri-Tavernello”. Diceva sempre: “Come un individuo deve assaggiare un sorso di Tavernello per capire che non è un vino vero, uno deve assaporare anche quei testi per essere consapevole di non essere di fronte alla letteratura”. Aveva trovato anche piccole case editrici con opere dolci e frizzanti come bottiglie di Moscato d’Asti; altre con libri davvero interessanti e si sentiva gasato come quando riusciva a trovare una fattoria sconosciuta che produceva un vino rosso superlativo.
Infine giunse a formulare un voto per l’evento. Così scrisse: “Firenze Libro Aperto: 5-”.
Per quel che aveva visto, l’organizzazione meritava un bel 3: inaccettabile aprire con trenta minuti di ritardo e per di più che non si trovasse il materiale informativo. Al contenuto dava un 6,5: diversità alta, libri particolari ed introvabili, anche se in generale la qualità era media. Voto finale 5- con commento classico “potrebbe fare di più ma non si applica”. Ledanzo pensò di essere stato giusto: in fondo, aveva fatto come quei professori che danno all’alunno un brutto voto per stimolare un cambiamento di rotta e vedere realizzate le sue possibilità.

Quando dico biblioteca

Quando si lavora, ogni tanto è bene fermarsi e farsi delle domande. Per noi di EDA Servizi queste domande riguardano le sfide della biblioteca di domani: cosa ci si aspetta da lei? Cosa potrebbe/dovrebbe fare per essere sempre di più un luogo da abitare?

Il nostro punto di osservazione sul mondo delle biblioteche è quello di chi ci lavora dentro: anche se spesso non siamo direttamente coinvolti nella definizione degli obiettivi strategici delle biblioteche con cui collaboriamo, siamo però chiamati a gestire i processi che dovrebbero permettere di raggiungere quegli obiettivi e, in qualche modo, a “interpretare” una visione della biblioteca.

In particolare, per quanto riguarda la biblioteca pubblica, dal nostro punto di osservazione ci rendiamo conto che da anni essa ormai non eroga più solo servizi volti a rispondere ai bisogni informativi, di studio o di svago degli utenti, ma offre una vasta gamma di attività connesse a eventi, formazione, promozione e produzione letteraria, proponendosi sia come spazio pubblico reale che come luogo virtuale. Nell’era digitale, la biblioteca pubblica sicuramente rinnova il suo potenziale di apertura e di capacità attrattiva ma, al tempo stesso, necessita di una ridefinizione del proprio ruolo in ambito culturale, educativo e sociale. Maggiori servizi e maggiori funzioni significano maggiore complessità, sia dal punto di vista dell’organizzazione interna del lavoro sia nelle relazioni con gli utenti e la città.

Per questo abbiamo deciso, insieme al nostro consorzio Co&So, di promuovere un percorso per riflettere sul ruolo e sull’identità della biblioteca, estendendo la nostra ricerca all’Area metropolitana fiorentina e in particolare ai territori di Firenze, Scandicci e Calenzano, comuni che appoggiano e patrocinano il progetto.

Ma non vogliamo farlo da soli: la biblioteca è per definizione un bene comune, uno degli ultimi luoghi liberi da fini commerciali, un modello che ha messo al centro la condivisione (dei libri, delle informazioni, dei saperi, degli spazi…) ben prima che la sharing economy arrivasse ad applicarla ai più svariati aspetti della vita quotidiana… Da tempo abbiamo imparato che la partecipazione è il modo per abitare i luoghi, averne cura, renderli vivi per le persone che li incontrano nella loro esperienza quotidiana…

Per questo il percorso che immaginiamo, con l’aiuto di Sociolab, è un percorso di partecipazione: con gli utenti e con i cittadini, con le istituzioni e con le associazioni del territorio e con tutti coloro che vogliono condividere le loro idee per scrivere un racconto in tre capitoli su cosa sarà la biblioteca di domani:

  1. Gli utenti di oggi e di domani
  2. I bibliotecari di oggi e di domani
  3. La biblioteca e la città

Per saperne di più, segui il blog Quando dico biblioteca e la pagina Facebook.

L’innovazione al museo? Si fa con i giovani!

Il 19 gennaio abbiamo partecipato per il Museo Beato Angelico di Vicchio alla presentazione del bando ValoreMuseo. Innovazione e formazione per i Musei e i giovani della Toscana, un progetto di Fondazione CR Firenze, Piccoli Grandi Musei, Regione Toscana, in collaborazione con ICOM Italia e Polo Museale Toscana, con la consulenza di Fitzcarraldo Fondazione.

Nella bellissima cornice del Teatro Niccolini di Firenze, platea e palchi erano gremiti, soprattutto di giovani, e circa 80 Musei avevano richiesto l’accredito all’evento.

Il bando, triennale, riguarda il territorio delle province di Firenze, Arezzo e Grosseto e ovviamente si rivolge a realtà altre rispetto ai grandi attrattori quali gli Uffizi e la Galleria dell’Accademia: il ValoreMuseo che il bando mira a sostenere e sviluppare, è quello dei musei che si trovano disseminati per la Toscana, e che sono caratterizzati da un forte legame con il territorio.

Secondo Lucio Argano, docente di Progettazione Culturale presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, la parola d’ordine è INNOVAZIONE, intesa non tanto, o almeno non solo, come innovazione tecnologica, quanto come innovazione di strategie e linguaggi: le “armature culturali” delle città devono seguire la fase di cambiamento in atto nelle città stesse.

Sempre più i luoghi della cultura, ancora poco frequentati (l’assessore regionale Barni ha sottolineato che il 70% della popolazione non è mai entrata in una biblioteca!), sono luoghi di scambio sociale e relazionale: per promuoverli è necessario mettere in moto nuove energie e nuove strategie, che non guardino solo all’aspetto gestionale. E la pratica collaborativa delle cooperative o imprese sociali è un esempio da tenere presente!

Roberto Ferrari, Direttore Cultura e Ricerca RT, sottolinea quanto sia importante incidere sugli stili di vita: la cultura deve permeare la nostra quotidianità, un po’ come succede con il progetto Bibliocoop, che porta il prestito di libri nei centri commerciali.

Non esiste un’unica figura professionale che possa rispondere a tutto questo (economia, cultura, socialità, comunicazione ecc…): è quindi necessario da parte dei giovani una capacità di autoformazione e da parte delle strutture la creazione di reti tra i diversi operatori della cultura.

Michele Lanzinger (direttore del MUSE di Trento) e Paolo Giulierini (direttore del Museo Archeologico nazionale di Napoli) hanno illustrato due realtà eccezionali. Eccezionali sotto più punti di vista, ma devo dire che ciò che più mi ha colpito è stato prima di tutto il loro entusiasmo, e poi il loro coraggio.

A Napoli è in progetto l’apertura di un ristorante e nei prossimi giorni verrà lanciato sul mercato prodotti innovativi e geniali legati al museo. Per la prima volta Giulierini ha prodotto un piano strategico triennale per un Museo Nazionale. Esiste una tv del museo ed è stato fatto un accordo con le guide turistiche che prima sostavano all’esterno del museo con un banchino. Il museo ha sostenuto economicamente una cooperativa di ragazzi per l’apertura delle catacombe.

Al MUSE di Trento è stato creato un hub culturale, con una struttura manageriale con la più ampia concentrazione di ricercatori della regione. Addirittura Google si è rivolto al MUSE per avere sostegno su un progetto!

Sono esperienze come queste che il bando ValoreMuseo vuole favorire anche nel contesto toscano facendo incontrare le collezioni che parlano del nostro territorio con giovani menti creative che possano meglio raccontare le loro storie e raggiungere i cittadini per accompagnarli nell’esercizio del loro “diritto alla cultura”.

Come funziona?

Per il 2017 il tema del bando è “marketing e analisi dei pubblici”: conoscere il pubblico di visitatori dei musei e impostare azioni di cambiamento in termini di strategie e offerte culturali e didattiche. Verranno selezionati 12 giovani e ognuno di loro opererà in uno dei 12 musei selezionati per 6 mesi, al fine di produrre un progetto. I due progetti migliori verranno premiati.

Noi stiamo già preparando la partecipazione del Museo di Vicchio… voi siete curiosi di saperne di più? Ecco il bando!

Sulla scia dei giorni

Campagna di comunicazione del ciclo di dialoghi sul limite al Teatro Niccolini di Firenze

Stare bene al lavoro… anche grazie a una biblioteca!

A Impact Hub Firenze, accanto alla cucina e alle sale riunioni, trova posto una piccola biblioteca, molto amata da chi vive questo spazio di coworking

Arno2016 | Laboratori di scrittura collaborativa con Unicoop Firenze

In occasione del 50° anniversario dell’alluvione, Unicoop Firenze propone per il 2016 un grande percorso di partecipazione e racconto sull’Arno in tutti i territori toscani toccati dal fiume, da Arezzo a Pisa.

Si potrà partecipare attraverso concorsi e percorsi laboratoriali aperti tutti, soci Coop e non, a un grande racconto collettivo di scoperta dell’Arno e del territorio, che culminerà con l’allestimento di mostre nei punti vendita Coop e di percorsi in riva d’Arno tra l’estate e l’autunno 2016. Tra i linguaggi da scegliere per proporre la propria storia ci sono la narrazione ad alta voce, la fotografia, la scrittura.

EDA Servizi ha progettato insieme a Unicoop Firenze il percorso di racconto dedicato alla scrittura. Con la guida di Leonardo Sacchetti, scrittore, giornalista ed esperto di scrittura collaborativa, ognuno potrà raccontare il “suo” Arno, navigando tra storia, memorie personali e familiari, immaginazione, fantascienza!

100 autori, un solo libro

Attraverso un percorso di editing collaborativo, tra imprevisti e probabilità, i racconti individuali confluiranno in un unico libro che potrà essere navigato tra passato e futuro, attraverso i territori e i temi del rapporto quotidiano con il fiume.

Ci sono ancora posti disponibili nei gruppi di scrittura, nelle zone di Arezzo-Valdarno, Firenze Est, Firenze Ovest-Scandicci, Empoli, Pisa-Pontedera: cerca il gruppo più vicino a te! Per iscriversi e partecipare consulta il sito Arno2016.

Occhi al libro e gambe in spalla alla scoperta di Boboli

di Gabriele Ferroni

Marco Vichi, Il giardino di Boboli, 2015

Pronti attenti, via! Alla scoperta della città. Il famoso scrittore fiorentino (alla sua penna dobbiamo l’invenzione letteraria del commissario Bordelli) si diletta nell’accompagnarci in uno dei luoghi più famosi di Firenze. Lo fa in modo diverso, attraverso le due metà del libro, che ha presentato sabato 14 novembre a BiblioteCaNova Isolotto.

La prima parte è una guida, insolita e puntuale. L’autore esplora il giardino seguendo un tragitto proprio, non si fa premura nel preferire viuzze a vialoni, nel cambiare direzione alla sprovvista di noi lettori. Immagina nelle proprie spiegazioni di parlare a un bambino di dieci anni.

Così scopriamo pian piano aneddoti, curiosità, storie, opere d’arte, anfratti nascosti anche agli adulti più preparati. Per esempio, le tante teorie sul nome “Boboli” sono molto interessanti, ma nessuna è più vera dell’altra. E’ stato abitato da animali esotici, sono state coltivate frutta e verdura mai viste prima di allora, vi hanno lavorato architetti e scultori dai nomi altisonanti e bizzarri. Forse non tutti sanno che all’interno possiamo trovare un obelisco egizio, una statua romana, una cava usata fino a pochi anni fa, un cavallo alato. Il giardino è stato conteso da più famiglie, abbandonato, modificato. Sono stati allestiti qui numerosi spettacoli teatrali e almeno una volta anche una finta battaglia navale. Splendide le foto di Yari Marcelli.

Per gli appassionati di storie nella seconda parte c’è una riedizione della “Notte delle statue”. Un racconto illustrato uscito due anni fa. Questa volta il protagonista è un bambino. Gigo, questo il suo nome, si perde all’ora di chiusura, ma non si spaventa, tanti strani personaggi marmorei gli faranno compagnia nelle sue peregrinazioni notturne, e balleranno fino al mattino.

Lo consiglio agli amanti delle storie, dell’arte e della storia dell’arte. Ottimo per una lettura condivisa e “in itinere” occhi sul libro e “gambe in spalla”. E se disponete di una bella libreria potrebbe essere il primo di una collezione. Il giardino di Boboli inaugura, per Maschietto editore, la collana Pockettino che «… si propone di presentare a bambine e bambini tra gli 8 e gli 11 anni d’età luoghi e opere d’arte di straordinaria importanza, attraverso lo sguardo, le parole e le immagini di grandi narratori, fotografi e illustratori.»

Voto: ♥♥♥

A scuola si legge? Sempre di più!

Sabato 24 ottobre Firenze ha ospitato il convegno A scuola si legge. La lettura tra tecnologie e società globale, organizzato a cura di Beniamino Sidoti e sostenuto da Giunti Scuola, per riflettere sullo spazio dedicato alla lettura a scuola e sulle buone pratiche che aiutano ad affrontare il rapporto tra il libro e le tecnologie e a diffondere il piacere della lettura. Per noi c’era Sara Fedeli, bibliotecaria ed esperta di letteratura per bambini e ragazzi, che lavora nella sezione ragazzi della Biblioteca delle Oblate. Le abbiamo chiesto di raccontarci le sue impressioni.

 

Come ti è sembrato il “clima” generale del convegno? Quali spunti di innovazione hai trovato?

Il clima al convegno era molto rilassato e informale. Infatti grazie alla suddivisione per argomenti degli workshop e delle sessioni mattutine il numero dei partecipanti non era troppo elevato, cosa che ha facilitato molto gli oratori e sopratutto ha invogliato il pubblico a fare domande e intervenire con le proprie opinioni sul tema affrontato. La sessione pomeridiana ha preferito un tono più leggero rispetto ai dibattiti precedenti e grazie a musica, colori e poesie ha incantato tutti i presenti come uno spettacolo teatrale.

Gli spunti più interessanti sono stati quelli degli insegnanti che hanno cercato in questi ultimi anni di trovare un punto di incontro tra le nuove tecnologie e la lettura, intesa nel senso più classico del termine. Il loro metodo di insegnamento e gestione della classe è stato un esempio di buone pratiche per tutti i partecipanti. In particolare Chiara Lugarini con la presentazione dei suoi blog di classe ha dato lo spunto per molte attività che possono essere fatte per non allontanare i ragazzi dalla lettura, ma allo stesso tempo venire incontro alle loro esigenze di comunicazione di nativi digitali.

 

Prendendo ispirazione dai progetti più interessanti che sono stati presentati al convegno, cosa pensi che i bibliotecari dovrebbero fare per comunicare in modo più efficace con il mondo della scuola, e in particolare con gli insegnanti?

Le biblioteche al convegno sono state ricordate poche volte e purtroppo soltanto in negativo per ricordare la disastrosa situazione in cui versano la maggior parte della biblioteche scolastiche italiane. Soltanto in un intervento (Simone Piccinini per la presentazione del progetto Xanadu) si è parlato di collaborazione tra scuola e biblioteca pubblica. Credo che gli insegnanti ancora non abbiano compreso le potenzialità di un dialogo attivo tra queste due realtà, che potrebbe giovare alla diffusione della lettura e alla didattica stessa degli insegnanti. Se da parte della scuola non vengono intraprese iniziative per avvicinarsi alla biblioteca credo che dovrebbero essere i bibliotecari ad entrare nella vita scolastica di ragazzi e insegnanti, portando letture, progetti e attività per permettere l’inizio di questa fruttuosa collaborazione. In fondo le biblioteche fuori di sé ormai sono una realtà consolidata in tutti i comuni: oltre a supermercati, spiagge e ospedali dovremmo aggiungere anche le scuole come punti chiave per la distribuzione di libri e materiali.

 

A tuo avviso, che tipo di alleanze e sinergie sarebbero da sviluppare per la promozione della lettura tra pubblico (scuola, biblioteche) e privato (editori, librerie, associazioni, cooperative e imprese di servizi bibliotecari)?

Credo che il problema da risolvere per migliorare l’esperienza della lettura nei ragazzi di età compresa tra i 9 e 15 anni sia, ancora una volta, la forzatura del titolo, la richiesta del riassunto e la scheda di lavoro allegata. Gli insegnanti, vuoi per l’età o vuoi per il tipo di formazione, non sanno offrire alternative valide a quesa tecnica di lettura scolastica e poco accattivante. Al convegno qualcuno ha parlato anche della necessità di ripensare l’antologia, ma nessuna idea nuova è stata presentata. Credo che da qui potrebbe partire il cambiamento che in tanti sognano ma nessuno attua. Librerie, bibliotecari e cooperative potrebbero creare una rete di letture e presentazioni che si sostituisca all’odiata antologia, per abbandonare l’analisi del testo e la struttura grammaticale e ritrovare le emozioni che la lettura provoca, quelle emozioni che sono in grado di avvicinare un lettore a un libro a prescindere dall’età o dal suo contenuto.

 

⇒ Sul blog del convegno sono già disponibili gli atti di alcuni seminari e workshop!